Scheda dell'opera
Dopo aver studiato pittura all'Accademia di Brera e aver lavorato in un laboratorio fotografico, Loris Cecchini (Milano, 1969) aveva debuttato verso la metà degli anni Novanta con le prime partecipazioni a mostre collettive. Nel 1998 era stata la volta di due importanti mostre personali toscane: No Casting alla Galleria Continua di San Gimignano, da quel momento sua galleria di riferimento, e FWD>>: Loris Cecchini al Palazzo delle Papesse a Siena. Con elaborate sculture in gomma uretanica e altri materiali sperimentali, Cecchini aveva così dato avvio a una fortunata carriera internazionale: erano seguite personali al Centro Galego de Arte Contemporánea (2000), al Museo di Castel Nuovo a Napoli (2000), alla Heidelberger Kunstverein (2001), alla Galleria Civica di Trento (2003), al Palais de Tokyo a Parigi (2004, 2007) e al MoMA P.S.1 di New York (2006). Cecchini, inoltre, aveva partecipato alla Quadriennale di Roma (1999, 2008), alla Biennale di Venezia (2001, 2005), alla Biennale Internazionale di Scultura di Carrara (2006) e alla Biennale di Shangai (2006). Nel 2009 l'artista, che aveva già esposto al Centro Pecci in occasione della rassegna Futurama (2000) e in varie presentazioni della collezione permanente e che nel frattempo si era stabilito in città aprendovi il suo studio, venne quindi invitato a tenere una mostra personale presso l'istituzione pratese. Conclusa la mostra, la scultura in acciaio Steelorbitalcocoons (2009) e l'installazione Around and Around, Your Free Absorbing Periphery (2009) entrarono nella collezione del Centro, dove si unirono all'installazione in gomma uretanica Stage Evidence (Empty Stalls) (2001), acquistata anni prima dagli Amici del Museo.
Il walldrawing Around and Around, Your Free Absorbing Periphery (2009), stampato su tele applicate a parete, è basato sulle griglie utilizzate dai software di progettazione per rappresentare lo spazio. Come scriveva Marco Bazzini nel catalogo della mostra, «è un paesaggio fittizio, che si scosta dal concetto di organicità per diventare una geografia mentale e in distorsione, fluida e reticolare, formato dalle coordinate del progetto, un ambiente in cui sei "dentro un progetto" ma allo stesso tempo "fuori"; come ogni cosa della natura anche questa è presenza, realtà, un fatto, ci sei dentro, puoi scoprirlo e percorrerlo». L'installazione, insomma, trasforma lo spazio espositivo in un ibrido reale-virtuale, in cui lo spettatore vive l'esperienza straniante di abitare lo spazio astratto, solitamente solo digitale, utilizzato dai software che modellano la nostra esistenza. Con la sua fitta griglia bianca su fondo grigio, piegata a formare colline e avvallamenti, l'opera interferisce anche con la percezione dello spettatore, rendendo più complessa e vertiginosa la comprensione della struttura e delle dimensioni dello spazio espositivo. Questa soluzione era stata messa a punto da Cecchini già nel 2001, con l'installazione Around and Around (Sonar) realizzata per la Casa della Musica-Sonar di Colle Val d'Elsa in occasione della sesta edizione della rassegna Arte all'Arte.
Seppur profondamente legata all'estetica e alle tecnologie del primo decennio degli anni Duemila, Around and Around, Your Free Absorbing Periphery anticipa tematiche ancora oggi estremamente rilevanti, complici lo sviluppo e la diffusione di ambienti digitali esplorabili virtualmente.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Biancalucia Maglione, Loris Cecchini. Testing effects, dancing reactions, Pacini Editore, Pisa 2017, pp. 202-203
