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Loris Cecchini. Dotsandloops

  • Direzione museale: Marco Bazzini

  • A cura di: Marco Bazzini, Stefano Pezzato

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Catalogo

Loris Cecchini. Dotsandloops, Skira, Milano 2009, 368 pp., 8857202917, testi di Loris Cecchini, Marco Bazzini, Lóránd Hegyi

copertina (specchiante)
indice
colophon 1
colophon 2

Bibliografia

Biancalucia Maglione, Loris Cecchini. Testing effects, dancing reactions, Pacini Editore, Pisa 2017

Rassegna stampa

Stefano Chiodi, Un mondo di metamorfosi, «Specchio+», marzo 2009, pp. 68-69

Riccardo Tempestini, Il debutto di Loris Cecchini in un museo, «Il Tirreno - Prato», 15 marzo 2009, p. 6

Laura Lombardi, Chimico, fisico, analogico, «Il Giornale dell'Arte», aprile 2009, p. 18

Loredana Ficicchia, Cecchini trasforma il Pecci in un labirinto di paradossi, «Corriere Fiorentino», 5 aprile 2009, p. 12

Gianni Caverni, Sotto la pelle delle pareti palpita l'arte di Cecchini, «l'Unità», 5 aprile 2009, p. 58

Renato Barilli, Le porte morbide di Cecchini, «l'Unità», 25 aprile 2009, p. 42

Matteo Innocenti, Loris Cecchini, «Exibart.com», 29 aprile 2009 (online)

Paola Bortolotti, Loris Cecchini al Centro Pecci, «Arte e Critica», maggio 2009, p. 97

Franco Fanelli, E la roulotte diventa una serra, «Corriere della Sera», 10 maggio 2009, p. 39

Ginevra Bria, Preview, «Espoarte», luglio 2009, pp. 120-121

Michele Dantini, Nel mondo di Cecchini. Pieno di meraviglie, «Corriere Fiorentino», 22 luglio 2009, p. 12

Video

Risorse correlate

Stefano Chiodi, Un mondo di metamorfosi, «Specchio+», marzo 2009, pp. 68-69

articolo

Renato Barilli, Le porte morbide di Cecchini, «l'Unità», 25 aprile 2009, p. 42

articolo

Loris Cecchini dotsandloops, invito, 4 aprile 2009

fronte
interno
retro

Loris Cecchini. Dotsandloops, comunicato stampa, 2009, 3 pp.

pagina 1
pagina 2
pagina 3

Loris Cecchini dotsandloops, pieghevole della mostra, 2009

esterno
interno

Curata dal direttore Bazzini insieme a Stefano Pezzato e realizzata in collaborazione col Musée d'Art Moderne de Saint-Etienne Métropole, la mostra era un'importante retrospettiva di metà carriera di Loris Cecchini (Milano, 1969), artista affermato a livello internazionale, ma profondamente legato alla città di Prato, dove viveva e lavorava.

Informazioni sulla mostra

Dopo aver studiato pittura all'Accademia di Brera e aver lavorato in un laboratorio fotografico, Cecchini aveva debuttato verso la metà degli anni Novanta con le prime partecipazioni a mostre collettive. Nel 1998 era stata la volta di due importanti mostre personali toscane: No Casting alla Galleria Continua di San Gimignano, da quel momento sua galleria di riferimento, e FWD>>: Loris Cecchini al Palazzo delle Papesse a Siena. Con elaborate sculture in gomma uretanica e altri materiali sperimentali, Cecchini aveva così dato avvio a una fortunata carriera internazionale: erano seguite personali al Centro Galego de Arte Contemporánea (2000), al Museo di Castel Nuovo a Napoli (2000), alla Heidelberger Kunstverein (2001), alla Galleria Civica di Trento (2003), al Palais de Tokyo a Parigi (2004, 2007) e al MoMA P.S.1 di New York (2006). Cecchini, inoltre, aveva partecipato alla Quadriennale di Roma (1999, 2008), alla Biennale di Venezia (2001, 2005), alla Biennale Internazionale di Scultura di Carrara (2006) e alla Biennale di Shangai (2006). Nel 2009 l'artista, che aveva già esposto al Centro Pecci in occasione della rassegna Futurama (2000) e in varie presentazioni della collezione permanente e che nel frattempo si era stabilito in città aprendovi il suo studio, venne quindi invitato a tenere una mostra personale presso l'istituzione pratese.

La mostra, pensata come la più importante retrospettiva dell'artista sino a quel momento, presentava tutte le principali tappe della sua ricerca, attraverso un'ampia selezione di sculture e fotografie, oltre a imponenti installazioni e interventi ambientali. Ad accomunare tutti i lavori esposti, un'instancabile sperimentazione tecnica, a livello sia esecutivo, sia progettuale, basata sull'utilizzo di software e tecnologie all'avanguardia. I lavori erano ordinati, grossomodo, dai più recenti ai più risalenti, così da riattraversare all'indietro tredici anni di attività dell'artista. Il titolo della mostra, Dotsandloops, ovvero "punti e ritorni", preso a prestito da un album del 1997 del gruppo musicale Stereolab, era, secondo Bazzini, «da pronunciarsi tutto d'un fiato, da scriversi senza spazi tra parola e parola, perché soltanto nel continuo fluire si riesce a stare in quella liquidità, elasticità e "mollezza" che il nostro tempo richiede».

Le pareti di una sala erano interamente ricoperte dal wall drawing Around and Around (Your Free Absorbing Periphery) (2009), un reticolo digitale che avvolgeva lo spettatore trasportandolo in uno spazio virtuale. Su una delle pareti era installata la grande scultura modulare in acciaio Steelorbitalcoccons (2007-2009), di cui veniva così dichiarata la progettazione digitale. Sempre all'interno della stanza era presentato su un piedistallo il modellino del modulo abitativo Monologue Patterns (2002-2003), sorta di moderna casa sull'albero, installata nel 2004 al museo MAGA di Gallarate.

Una sala era poi dedicata ai lavori della serie Gaps (2005-2009), estroflessioni che simulavano la presenza dietro le pareti di oggetti comuni come finestre, libri, e radiatori, oppure di pattern astratti derivati da fenomeni fisici, come nel caso di Wallwave Vibrations (quanta canticum) (2009). In una sala adiacente erano presentate una nicchia e due strutture oniriche della serie Morphic Resonances (2004-2007), affiancate ai tre grandi pannelli monocromi Dotsandloops I, II, III (2009). Un'altra sala era dedicata alla serie The Rainbow Trusses (2009): elementi di strutture architettoniche care all'artista, replicati in materiali trasparenti e integrati con materiali naturali che sottolineano, per contrasto, l'organicità di molte soluzioni strutturali.

Tra i lavori più complessi presentati all'interno della mostra vi era Monologue Patterns (Chrysalis) (2005), un modulo abitabile proveniente dalla collezione del MAXXI di Roma, composto da una struttura metallica e pannelli trasparenti in perspex, contenenti piante artificiali e ricoperti da una pellicola lenticolare. Attorno al modulo erano installati i lavori della serie The Monologue Project (Collages) (2004-2007), assemblaggi di disegni a mano e al computer che documentano la fase progettuale delle installazioni.

Attraverso due sale contigue era stata installata la grande struttura gonfiabile trasparente Blaublobbing (anular intersection) (2009), direttamente ispirata alle forme delle bolle di sapone e pensata dall'artista come un virus all'interno della struttura architettonica. L'opera dialogava con la scultura in acciaio cromato Crystal Engineering in Self-Assembly Networks (2009) e con la serie di progetti arboricoli The Painted Distances (2008). Non mancavano in mostra, poi, le due roulotte-serra Monologue Patterns (incident wave numbers in vacuum, bed and table version) (2005), messe in dialogo con le grandi fotografie della serie No Casting (1997-2000), misteriose immagini dal sapore cinematografico realizzate dall'artista assemblando complessi modellini scala.

Un'intera sala, quella illuminata dalla grande vetrata apribile, era dedicata all'installazione Bbbreathless (2001), già presentata alla Biennale di Venezia: copia inaccessibile in scala 1:1 di una cella di isolamento, realizzata in gomma uretanica e collegata a meccanismo pneumatico che la gonfia e sgonfia ritmicamente, così da simulare un respiro umano. Negli ambienti adiacenti, Cecchini presentava un'ampia selezione delle sculture in gomma grigia per era più celebre, tra cui Stage Evidence (technobyke) (2007) e il dedalo di porte e ambienti Empty Walls - Just Doors (2003-2009).

Dotsandloops, nel complesso, documentava la coerenza del percorso di ricerca di Cecchini, presentando alcuni temi ricorrenti – i loops, appunto – che si ponevano in dialogo diretto con la contemporaneità: l'indagine dello spazio architettonico e delle nuove tecniche di progettazione, la distinzione tra reale e virtuale, il rapporto tra uomo e natura, i modelli strutturali organici, la poetica degli oggetti, la sperimentazione in campo fotografico. La coerenza visiva dell'insieme, in cui ricorreva ossessivamente il grigio asettico tipico delle modellazioni informatiche, assicurava ulteriore efficacia alla mostra, nel complesso molto apprezzata dalla critica. Si era trattato, come era evidente dai lavori e dalle installazioni presentate, oltre che dai progetti non realizzati e documentati in catalogo, di una mostra particolarmente complessa a livello progettuale che aveva imposto al Centro un significativo sforzo produttivo. Fondamentale, dunque, era stato il sostegno degli sponsor, tra cui la Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

La mostra era accompagnata da un importante pubblicazione trilingue, edita da Skira e con copertina a specchio disegnata dall'artista. Al termine della personale, la scultura in acciaio Steelorbitalcocoons (2009) e l'installazione Around and Around, Your Free Absorbing Periphery (2009) entrarono nella collezione del Centro, dove si unirono all'installazione in gomma uretanica Stage Evidence (Empty Stalls) (2001), acquistata anni prima dagli Amici del Museo. Conclusa la presentazione pratese, la mostra venne trasferita al Musée d'Art Moderne de Saint-Etienne Métropole, dove rimase installata tra il febbraio e l'aprile 2010.

La mostra, inoltre, rafforzò ulteriormente il legame tra l'artista e la città di Prato, concretizzatosi negli anni successivi in due importanti interventi pubblici: l'installazione in acciaio cromato Waterbones (Climbing in transition state) (2018) installata sulla facciata della Biblioteca Lazzerini e la scultura monumentale Spindles (2022), installata lungo le mura medievali.

Testo di: Giorgio Di Domenico