Scheda dell'opera
Formatosi all’Università di Chiba, Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) è attivo come fotografo pubblicitario sin dalla prima metà degli anni Sessanta. Dopo le prime mostre in gallerie di Tokyo, nel 1971 aveva pubblicato il suo primo libro fotografico: il volume Sentimental Journey, dedicato al viaggio di nozze con la moglie Yōko Aoki, scomparsa nel 1990. Negli anni successivi, Araki era diventato tra i fotografi più noti e prolifici al mondo, con una produzione continua di immagini, spesso polaroid a soggetto erotico, ricercate dai collezionisti e commissionate anche da case di moda e protagonisti dello spettacolo. In breve tempo, Araki era diventato una delle icone della fotografia degli anni Novanta, con una produzione sterminata che si rifletteva nel grande numero di uscite editoriali e di mostre che affollavano gallerie e istituzioni internazionali. Se sino al 1992 la sua carriera si era svolta quasi esclusivamente in Giappone, quell’anno una sua personale itinerante aveva toccato varie istituzioni europee, tra cui Ar/Ge Kunst a Bolzano, segnando il suo debutto italiano, anticipato soltanto dalla partecipazione alla grande rassegna corale Venezia 79 la fotografia, organizzata dalla Biennale nel 1979. Nel 1997 aveva tenuto una personale presso lo Studio Guenzani di Milano, città dove ha esposto anche presso la galleria specializzata Photology. Sempre nel 1997, Ettore Sottsass Jr., che aveva già ospitato le fotografie di Araki all’interno del sesto volume della rivista «Terrazzo» (1991), aveva contribuito con un testo alla monumentale serie di volumi The Works of Nobuyoshi Araki, 1996-1997. Tra il novembre 1999 e il gennaio 2000, inoltre, Daniela Palazzoli aveva incluso Araki nella rassegna Il sentimento del 2000: arte e fotografia, 1960-2000, da lei organizzata presso la Triennale di Milano.
Tra l’aprile e il giugno 2000 fu quindi la volta della grande mostra Araki. Viaggio sentimentale, curata al Centro Pecci dal direttore Corà insieme a Filippo Maggia (Biella, 1960). Con oltre quattordicimila fotografie esposte, si trattò della sua prima retrospettiva istituzionale in Italia e della sua più ampia mostra in Europa sino a quel momento. La mostra offrì all’artista la possibilità di un primo, lungo viaggio in Italia che toccò Napoli, Roma, Firenze e Prato, documentato da numerosissime fotografie. Conclusa la mostra, quattro importanti nuclei di fotografie scattate in Italia, per un totale di oltre quattrocento immagini, entrarono nella collezione del Centro. Accanto ai ritratti in bianco e nero di People of Prato (2000), ne fanno parte tre nuclei di immagini relative al primo capitolo italiano di Sentimental Journey, la serie più lunga e importante della carriera di Araki, dedicata inizialmente al racconto dei viaggi e della sua relazione con la moglie Yōko, scomparsa nel 1990. Trasportata nel contesto italiano, la serie rivela un legame ancora più esplicito con il testo a cui sembra fare riferimento il suo titolo: il romanzo di viaggio A Sentimental Journey through France and Italy (1768) dello scrittore irlandese Laurence Sterne (Clonmel, 1713 - Londra, 1768).
Sentimental Journey in Italy: Prato (2000) è composto da dodici fotografie in bianco e nero stampate alla gelatina d'argento, di 41x51 centimetri ciascuna, un formato orizzontale medio. Le fotografie, scattate nella città che ospita il Centro Pecci, documentano vari angoli del centro storico: si riconoscono vetrine di negozi, le vie più frequentate e il Monumento a Giuseppe Mazzoni di Piazza del Duomo, scolpito a fine Ottocento da Alessandro Lazzerini (Carrara, 1860-1942). Come ha scritto Stefano Pezzato, nelle fotografie italiane di Araki «si ritrova il linguaggio diretto, privo di retorica e soprattutto di censure del fotografo, capace di riflettere continuamente la realtà che lo circonda riproducendola ossessivamente come una propria estensione immaginativa. L’obiettivo fotografico si trasforma in una vera e propria emanazione del corpo dell’autore, istintivamente rivolto agli elementi e ai simboli della bellezza, della sensualità, della natura, perennemente occupato nel rapporto tra il proprio “io” (spesso autorappresentato) e le persone incontrate e gli oggetti trovati per strada o nei luoghi frequentati».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Stefano Pezzato, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 26-29
