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L'immagine riflessa. Una selezione di fotografia contemporanea dalla collezione LAC, Svizzera

  • Direzione museale: Antonella Soldaini

  • A cura di: Antonella Soldaini, Paolo Colombo

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Catalogo

L'immagine riflessa. Una selezione di fotografia contemporanea dalla Collezione LAC, Svizzera, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato 1995, 88-85191-10-X, 160 pp., testi di Antonella Soldaini, Paolo Colombo, Marion Lambert, Christopher Phillips e Antonella Russo

Bibliografia

Elizabeth Janus (ed.), Veronica's Revenge. Contemporary Perspectives on Photography. LAC Switzerland, Scalo, Zürich-Berlin-New York 1998.

Marion Lambert (1943-2016), «Artforum», online, 1 giugno 2016

Rassegna stampa

Stefano Miliani, Turbamenti d’artista, «l’Unità», 5 aprile 1995, p. 24

Paolo Vagheggi, Fotografie riflesso reale, «La Repubblica», 19 aprile 1995

Angela Vettese, Dietro lo specchio concettuale, «Il Sole 24 ore», 23 aprile 1995, p. 32

Risorse correlate

Invito, con riproduzione di Zoe Leonard, Mirror n° 2 - Metropolitan Museum, 1990

Invito, con riproduzione di Zoe Leonard, Mirror n° 2 - Metropolitan Museum, 1990 (chiuso)
Invito, con riproduzione di Zoe Leonard, Mirror n° 2 - Metropolitan Museum, 1990 (aperto)

Raccogliendo oltre cento opere di una settantina di artisti e fotografi internazionali, tutte provenienti dalla Lambert Art Collection, la mostra documentava con completezza e sorprendente aggiornamento i principali sviluppi della fotografia artistica nel corso del Novecento. Si trattava della terza grande mostra dedicata dal Centro alla fotografia, dopo la collettiva "Un'altra obiettività" (1990) e la discussa personale di Robert Mapplethorpe (1994).

Informazioni sulla mostra

La collezione LAC (Lambert Art Collection) era stata assemblata a Ginevra a partire dall’inizio degli anni Ottanta dal barone e banchiere belga Philippe Lambert (1930-2011) insieme alla moglie Marion (1943-2016), tra i primi e più convinti sostenitori della fotografia contemporanea a livello globale. Constatato il disinteresse degli eredi e della banca di famiglia, buona parte della collezione venne dispersa all’asta nel 2004 e nel 2015.

Come scriveva Soldaini in catalogo, la collezione aveva «come suo punto centrale e cardine l’uso dell’immagine fotografica da parte degli artisti contemporanei, piuttosto che la sua tradizionale accezione, legata al fotoreportage e al ritratto». La rassegna era aperta dall’opera di quattro padri nobili: Alfred Stieglitz, Robert Frank, Man Ray e Andy Warhol. Proseguiva quindi con la generazione affermatasi tra gli anni Sessanta e Settanta, spesso approdata alla fotografia in seconda battuta rispetto ad altre tecniche e pratiche: John Baldessari, Gilbert&George, Gerhard Richter, Sigmar Polke, Christian Boltanski, Marcel Broodthaers, Günther Förg, Gordon Matta-Clark e William Wegman. Il passo successivo, legato più direttamente alle pratiche artistiche, era quello della fotografia postmoderna e della Picture Generation: Victor Burgin, Richard Prince, Sherrie Levine, Allan McCollum, Barbara Kruger e Louise Lawler erano tutti presenti. Cindy Sherman presentava ben cinque fotografie, realizzate tra il 1979 e il 1984. Ampio spazio era dunque dedicato alla Scuola di Düsseldorf e alla nuova fotografia tedesca: oltre ai fondatori Bernd & Hilla Becher, erano inclusi in mostra anche Thomas Ruff, Thomas Struth e Rosemarie Trockel. Chiara conseguenza, due Equilibre degli svizzeri Peter Fischli e David Weiss. Importanti anche due presenze giapponesi: Hiroshi Sugimoto e Nobuyoshi Araki. Era presente anche uno scatto di Robert Mapplethorpe, Philip Prioleau (1982), rimando diretto alla personale recentemente ospitata dal Centro. Sul piano di una nuova ricerca sulle identità individuali, sorprendevano due fotografie a soggetto animale di Peter Hujar, una Sainte Lucie di Pierre et Gilles, tre scatti di Nan Goldin un doppio ritratto di David Armstrong, Adam (Levi’s) di Wolfgang Tillmans, all’epoca ventisettenne, uno scatto di Zoe Leonard e un trittico di Duane Michals.

Ciò che più sorprendeva e forse costituiva il carattere di principale merito della mostra pratese era la presenza di alcuni degli artisti più in vista della scena internazionale degli anni Novanta, raramente esposti in Italia: Matthew Barney, Kiki Smith, Robert Gober, Damien Hirst, Mike Kelley, Paul McCarthy e Andres Serrano erano tutti inclusi in L’immagine riflessa.

La mostra venne prorogata sino all’11 giugno 1995. Ovviamente, nessuna delle opere esposte, tutte provenienti dalla stessa collezione privata, entrò nella collezione del Centro Pecci.

Testo di: Giorgio Di Domenico