La mostra era parte di un progetto regionale promosso dal Sistema Metropolitano d’Arte Contemporanea Firenze, Prato, Pistoia, dedicato all’arte in Toscana tra il 1945 e il 2000. Il progetto era articolato in quattro mostre: una dedicata al periodo tra il 1945 e il 1967 curata da Alberto Boatto a Palazzo Strozzi, una dedicata al periodo 1968-1989 allestita a Palazzo Fabroni da Daniel Soutif, una dedicata alle presenze straniere in Toscana curata da Angela Vettese alla Fattoria di Celle e, appunto, quella del Centro Pecci, dedicata al periodo 1990-2000 e al collezionismo del contemporaneo in Toscana, curata da Jean-Christophe Ammann.
Informazioni sulla mostra
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Si trattava, insomma, di una rassegna immediatamente retrospettiva, allestita all’interno di quello che era stato senza dubbio il principale riferimento per l’arte contemporanea in Toscana nel decennio preso in oggetto.
La sezione della mostra dedicata all’Arte in Toscana tra il 1990 e il 2000 si svolgeva negli spazi secondari del Centro, disseminando all’esterno e in sale minori dieci interventi di Vittorio Corsini (Cecina, 1956), Isabella Gherardi (Roma, 1962), Carlo Fei (Firenze, 1955), Antonio Catelani (Firenze, 1962), Daniela De Lorenzo (Firenze, 1959), Fabrizio Corneli (Firenze, 1958), Maria Novella Del Signore (Firenze, 1934), Andrea Marescalchi (Roma, 1954), Luca Pancrazzi (Figline Valdarno, 1961) e Sandra Tomboloni (Firenze, 1961). Con l’eccezione di Del Signore, insomma, si trattava di un gruppo anagraficamente coerente di artisti, affermatisi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e che in molti casi aveva già avuto occasione di collaborare col Centro.
La sezione dedicata al collezionismo del contemporaneo in Toscana, ben più eterogenea e imponente, occupava invece le dieci sale espositive principali. I principali collezionisti toscani (Paola e Alvarado Nesi, Lorenzo e Cinzia Giudici, Giuliano, Marcello, Paolo, Serena, Fabio e Virginia Gori, Giancarlo Tonelli, Carlo Palli, Riccardo Tempestini, Amos Ciani, Riccardo Tempestini, Sergio Sanesi, Paolo Parri), insieme ad alcune istituzioni, aveva prestato opere capaci di documentare le ricerche artistiche italiane e internazionali dal secondo dopoguerra agli inizi del nuovo millennio, con qualche eccezione fuori cronologia: si incontravano, tra le altre, opere di Rosai e Fontana, due Morandi, due Burri, due Licini, due de Chirico, un De Pisis e cinque Savinio, due Dubuffet e un Fautrier, importanti dipinti di Frank Stella e Morris Louis, tanti Rotella, una Little Electric Chair di Warhol e una scultura imbottita di Louise Bourgeois, molti Schifano prestati da Tonelli, vari lavori di Boetti, Pistoletto, Merz, Zorio, Salvo, Ontani e De Dominicis, un date painting di On Kawara, un Cucchi, un Paladino, un tessuto di Rosemarie Trockel e persino, dalla collezione Gori, un cardinale di Manzù, un Magritte del 1926 e un Crocifisso fiorentino del Duecento, oltre a un disegno di Klimt, un Magnelli del 1918 e uno Chagall del 1925 da altre collezioni.
In collaborazione con Wind, la mostra offrì l’occasione per un primo esperimento di mobile ticketing e di audioguida tramite dispositivo cellulare. Nel complesso delle quattro mostre, anche agli occhi dell’amministrazione regionale, l’esperienza, particolarmente impegnativa a livello organizzativo, si rivelò deludente sul piano dei risultati di pubblico e di critica
Testo di: Giorgio Di Domenico
