Con oltre quattordicimila fotografie esposte, la personale di Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) curata dal direttore Corà insieme a Filippo Maggia (Biella, 1960) era la sua prima retrospettiva istituzionale in Italia e la sua più ampia mostra in Europa sino a quel momento.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Formatosi all’Università di Chiba, Araki era attivo come fotografo pubblicitario sin dalla prima metà degli anni Sessanta. Nel 1971 aveva pubblicato il suo primo libro fotografico: il volume Sentimental Journey, dedicato al viaggio di nozze con la moglie Yōko Aoki. Negli anni successivi, Araki era diventato tra i fotografi più noti e prolifici al mondo, con una produzione continua di immagini, spesso polaroid a soggetto erotico, ricercate dai collezionisti e commissionate anche da case di moda e protagonisti dello spettacolo. In breve tempo, Araki era diventato una delle icone della fotografia degli anni Novanta, con una produzione sterminata che si rifletteva nel grande numero di uscite editoriali e di mostre che affollavano gallerie e istituzioni internazionali.
La mostra di Prato si inseriva infatti in un momento di generale attenzione europea verso il fotografo giapponese, all’epoca sessantenne. La sua lunga carriera, iniziata con le prime mostre a metà anni Sessanta, si era svolta tutta in Giappone sino al 1992. Quell’anno, una personale itinerante in varie istituzioni europee aveva toccato anche Ar/Ge Kunst a Bolzano, segnando il suo debutto italiano, anticipato soltanto dalla piccola partecipazione alla grande rassegna corale Venezia 79 la fotografia, organizzata dalla Biennale nel 1979. Nel 1997 aveva tenuto una personale presso lo Studio Guenzani di Milano, città dove poi espose anche presso la galleria specializzata Photology. Sempre nel 1997, Ettore Sottsass Jr., che aveva già ospitato le fotografie di Araki all’interno del sesto volume della rivista «Terrazzo» (1991), aveva contribuito con un testo alla monumentale serie di volumi The Works of Nobuyoshi Araki, 1996-1997. Il dato non è di poco conto: Sottsass, citato in catalogo, era appena stato protagonista di una grande mostra al Centro Pecci, organizzata l’anno precedente sempre da Corà. Tra il novembre 1999 e il gennaio 2000, inoltre, Daniela Palazzoli aveva incluso Araki nella rassegna Il sentimento del 2000: arte e fotografia, 1960-2000, da lei organizzata presso la Triennale di Milano.
Oltre a inserirsi in questo momento di interesse generale da parte del sistema dell'arte italiano, la mostra di Prato univa tre tendenze della direzione di Bruno Corà: l’organizzazione di grandi progetti monografici, l’interesse per la scena artistica globale e l’attenzione per la fotografia. Non a caso, avviando una lunga collaborazione, Corà aveva invitato come co-curatore Maggia, consulente per la fotografia della Galleria Civica di Modena e curatore delle collezioni fotografiche della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. In preparazione alla mostra, già nel dicembre 1999 i due curatori avevano incontrato il fotografo nel suo studio di Tokyo, come testimoniava l’intervista pubblicata in appendice al catalogo.
Raccogliendo circa quattordicimila immagini, di cui 1875 stampe in bianco e nero e 8448 polaroid, la mostra allestita nelle sale espositive principali del primo piano documentava l’intero sviluppo della pratica di Araki. La rassegna si apriva con due serie di fine anni Novanta: le fotografie a colori di Flowers e i nudi in bianco e nero con tracce di colore di Colour Painted. Successivamente era la volta degli scatti urbani in bianco e nero di Tokyo Nostalgy, spesso a soggetto erotico, raccolti in volume nel 1999. Seguivano le fotografie, ordinate cronologicamente, di 90s Diary. Era esposta anche una amplissima raccolta di polaroid, raccolte sotto il titolo collettivo Polamandara. Era quindi la volta dei ritratti femminili di Araki’s Paradise e Araki’s Lovers, seguiti dai cieli in bianco e nero di Close Range. Cuore delle mostra, da cui prendeva il titolo, era la serie Sentimental Journey, dedicata alla moglie Yoko, scomparsa nel 1990. Infine, a conclusione della mostra, erano presentati gli scatti realizzati per l’occasione a Firenze, Prato, Roma e Napoli per la serie Sentimental Journey in Italy, oltre ai ritratti estemporanei di People of Prato.
Complice l’inaugurazione della mostra a ridosso della Settimana Santa, i soggetti espliciti di molte delle fotografie esposte scatenarono gli attacchi del Vescovo Gastone Simoni (Castelfranco di Sopra, 1937 - Fiesole, 2022), già distintosi per gli attacchi alla personale di Robert Mapplethorpe (New York, 1946 - Boston, 1989) ospitata dal Centro Pecci tra 1993 e 1994. Non mancarono critiche, inoltre, alla scelta dell’artista di esporre fotografie della moglie sul letto di morte. Ciò nonostante, nel primo mese di apertura la mostra raccolse seimila visitatori, superando il record appena stabilito dalla personale di Gerard Richter (Dresda, 1932) e diventando una delle mostre più visitate nella storia del Centro.
La mostra, inoltre,offrì all’artista la possibilità di un primo, lungo viaggio in Italia che toccò Napoli, Roma, Firenze e Prato. Conclusa la mostra, quattro importanti nuclei di fotografie scattate in Italia entrarono nella collezione del Centro: le 165 stampe a colori di Sentimental Journey in Italy: Napoli (2000), i 137 ritratti in bianco e nero di People of Prato (2000), le 123 stampe in bianco e nero di Sentimental Journey in Italy: Prato, Firenze, Roma, Napoli (2000) e le 12 di Sentimental Journey in Italy: Prato (2000), per un totale di oltre quattrocento fotografie.
Testo di: Giorgio Di Domenico
