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Senza titolo

Artista: Mimmo Paladino

Anno: 1992

Tipologia: scultura

Tecnica: bronzo e pittura a olio

Dimensioni: 197x43x60 cm

Provenienza: donazione dell’Associazione Amici del Museo Pecci

Riferimento: 0268

Scheda dell'opera

Dopo aver esordito nel 1968, nel corso degli anni Settanta Mimmo Paladino (Paduli, 1948) ha indirizzato la sua ricerca nell’ambito della fotografia sperimentale. Nel 1977 si è trasferito a Milano e ha recuperato la pratica della pittura e del disegno.

Due anni più tardi, a seguito di una frequentazione critica che durava da oltre un decennio, Achille Bonito Oliva lo incluse tra i cinque rappresentanti “ufficiali” della Transavanguardia, il movimento neo-espressionista italiano che nel corso degli anni Ottanta conoscerà un'imponente fortuna critica e commerciale, anche a livello internazionale. Ormai esponente di spicco della scena artistica globale, a partire dalla metà del decennio Paladino sarà oggetto di numerosissime occasioni espositive istituzionali, si dedicherà con passione alla produzione grafica e produrrà opere e installazioni di sempre maggiore impegno.

Tra l’ottobre 2002 e il gennaio 2003, a conferma di un rapporto pluridecennale con la Toscana, segnato dagli interventi alla Collezione Gori, a Poggibonsi e dalla mostra al Forte Belvedere del 1993, Paladino fu protagonista di una grande personale al Centro Pecci, dove aveva già esposto in occasione della rassegna inaugurale Europa Oggi (1988). L’opera Senza titolo era già presente in collezione al momento della personale, visto che era stata inclusa in una presentazione di “nuove acquisizioni” allestita nello Spazio Collezione nell’estate 2002 e che l’Associazione Amici del Museo Pecci figurava tra i prestatori della rassegna. 

La scultura è un bronzo policromo, grande pressoché al vero, raffigurante una figura umana senza braccia e con una maschera sospesa sopra la testa. Come sottolineato da Giorgio Bacci, «l’opera presenta alcuni temi centrali nella poetica dell’artista: il dialogo tra media e materiali differenti (scultura e pittura), il segno grafico come ricordo di culture primitive, la maschera e il doppio». Paladino aveva realizzato sculture in bronzo, opere di grande impegno tecnico ed economico, sin dal 1982; in controtendenza rispetto alle pratiche consuete di esaltazione delle superfici del materiale, era sempre intervenuto con interventi a olio o con patine non convenzionali, così da depotenziare il potere retorico e simbolico del metallo. Non si trattava di una pratica isolata: poteva trovare un modello prezioso, ad esempio, in tante figure di Marino Marini. I vari segni simbolici e fitomorfi che coprono la figura alla stregua di tatuaggi rituali confermano l’interesse di Paladino per culture extraeuropee e tematiche antropologiche, legate alle sue origini meridionali, anche in un’ottica di genius loci cara a Bonito Oliva.

Della scultura esiste una versione gemella, Ritiro (1991), ricavata dallo stesso modello e tirata in nove esemplari. Dopo la presentazione dell’acquisizione e la mostra personale del 2002, la scultura fu inserita in vari allestimenti della collezione permanente del Centro Pecci (2003, 2005, 2018); inoltre, dopo essere stata inviata ad alcune rassegne itineranti in Asia, tra il 2012 e il 2018 è stata esposta all’interno del Palazzo della Carovana, sede della Scuola Normale Superiore a Pisa. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Stefano Pezzato, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 90-91

Giorgio Bacci, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 132-135