Atto conclusivo della serie di grandi mostre personali voluta dal direttore Bruno Corà e che aveva già portato al Centro Pecci, tra gli altri, Salvadori, Tàpies, Richter e Kounellis, l'antologica dedicata a Mimmo Paladino (Paduli, 1948) raccoglieva un centinaio di opere realizzate tra il 1977 e il 2002.
Informazioni sulla mostra
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Aperta da alcuni incunaboli della nuova figurazione, come Cancello (1977) e Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (1977), la mostra proseguiva con l’intervento murale Il Brasile, si sa, è un pianeta dipinto sul muro (1978), una selezione di importanti dipinti e sculture degli anni Ottanta-Novanta, la ricostruzione sotto l’anfiteatro della sala Senza titolo ideata per la Biennale di Venezia del 1988, vari bronzi monumentali allestiti all’aperto tra cui i Dormienti (1998) accompagnati da una composizione di Brian Eno, l’installazione di scarpette di bronzo Senza titolo (2000) e alcuni lavori inediti, tra cui i quattro dipinti Settembre 2001 (2001) dedicati all’attentato alle Torri Gemelle e una Bandiera rossa (2002) in vetroresina riprodotta sulla copertina del catalogo e su vari materiali promozionali. A gennaio 2003, inoltre, il teatro Metastasio ospitò nel contesto della mostra un’installazione-evento dell’artista dedicata ai poemi omerici, con letture di Toni Servillo, legata all’edizione italiana e francese dell’Iliade e dell’Odissea illustrata da Paladino e pubblicata in quelle settimane.
Dopo un decennio di stanca, la mostra si inseriva in un momento di generale rilancio, e prima storicizzazione, delle vicende della Transavanguardia: un mese dopo l’inaugurazione aprì al Castello di Rivoli la grande rassegna retrospettiva dedicata al gruppo neo-espressionista da Ida Gianelli, mentre il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospitava una grande retrospettiva di Francesco Clemente ordinata da Eduardo Cycelin e Mario Codognato.
Paladino aveva già esposto al Centro Pecci nel 1988, all’interno di Europa Oggi: per la rassegna inaugurale del Centro aveva presentato un grande dipinto Senza titolo (1987) e la scultura Il Pane della Storia (1986). Anche Corà era da anni vicino all’artista: l’aveva incontrato per la prima volta a Napoli, tramite Lucio Amelio, già nel 1975. Dieci anno dopo, aveva introdotto una sua personale presso la sede newyorkese della galleria Sperone Westwater. La mostra segnò la conclusione della sua direzione artistica del Centro Pecci, come ricordava in catalogo con gratitudine il sindaco Fabrizio Mattei. A conferma del legame tra l’artista e il territorio, tra i prestatori della mostra figuravano Valdemaro Beccaglia, Carlo Palli e la Collezione Gori della Fattoria di Celle – qui, nel 1982, Paladino aveva realizzato una delle sue installazioni più impegnative, composta da un intervento murale a carboncino e pittura rossa, un dipinto e una scultura: VINCItore. Tutta la musica del bosco. Qui davanti. Passaggio dei segreti.
Oltre al saggio prevalentemente biografico del curatore, agli apparati e a numerose fotografie a colori di opere dell’artista anche esterne alla mostra, l’imponente catalogo ospitava un Sonetto per Mimmo Paladino di Nanni Balestrini e dieci fotografie di allestimento di Carlo Fei.
Costata circa 250mila euro, come segnalò la stampa locale la mostra non era riuscita ad attrarre gli sponsor sperati. In ogni caso, con una media di 125 visitatori al giorno riscosse un discreto successo di pubblico. L’artista realizzò una seri-incisione e collage per il Centro che, tramite l’Associazione Amici del Museo Pecci, aveva già acquisito per la sua collezione, in preparazione alla mostra, la scultura Senza titolo (1992), inserita in numerose rassegne e presentazioni della collezione.
Testo di: Giorgio Di Domenico



