Scheda dell'opera
Dopo essersi diplomato Capitano di Lungo Corso e aver frequentato brevemente l’Accademia di Venezia, Guido Sartorelli (Venezia, 1936-2016) ha esordito nel 1964 con una personale alla Fondazione Bevilacqua La Masa, con quadri figurativi dedicati a Vita di Galileo (1938-1939) di Bertolt Brecht (Augusta, 1898 - Berlino, 1956). Abbandonata nel Sessantotto la figurazione e avvicinatosi alla Galleria del Cavallino, nei primi anni Settanta Sartorelli è stato tra i pionieri della sperimentazione video in Italia: tra i suoi primi lavori di videoarte si ricordano Spazio Tempo Superficie (1974), Filarete (1975) e Proporzione alla memoria (1975), prodotto dal Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti, a Ferrara. Segretario provinciale della CGIL-Artisti, fu tra i protagonisti dell’azione a difesa dei Magazzini del Sale. Docente all’Università Ca’ Foscari, ha inoltre collaborato come critico con numerose riviste e pubblicato vari saggi. Interessato, nel corso degli anni Settanta, ai rapporti proporzionali e geometrici alla base dei capolavori della pittura dei secoli alti – con una particolare predilezione per l’opera di Piero della Francesca –, a partire dagli anni Ottanta si è dedicato soprattutto alla fotografia, montando scatti multipli di complessi architettonici e di spazi museali. Nel 2000, invitato da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) a prendere parte alla rassegna Fotoalchimie, ha donato al Centro Pecci due sue opere fotografiche.
New York (1993) appartiene alla terza fase dell’artista: quella della fotografia che ha seguito la pittura degli esordi e i video degli anni Settanta. Si tratta di un mosaico composto da nove fotografie con dettagli della vetrata di un edificio newyorkese, probabilmente il Palazzo di Vetro del Segretariato delle Nazioni Unite (1947-1952), progettato da Oscar Niemeyer (Rio de Janeiro, 1907-2012) in collaborazione con Le Corbusier (La Chaux-de-Fonds, 1887 - Roquebrune-Cap-Martin, 1965). Tra le fotografie in bianco e nero delle pareti vetrate, separate da netti profili neri, sono inseriti due riquadri monocromi, uno giallo e uno rosso. L'insieme richiama una delle composizioni neoplastiche del pittore olandese Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 - New York, 1944).
Testo di Giorgio Di Domenico
