Alla vigilia del suo grande rientro in scena, l’iconica pop star Mother Mary riavvicina Sam, un tempo sua migliore amica e costumista e ora stilista affermata, per chiederle di confezionarle un nuovo abito. L’incontro riaprirà la strada a sentimenti forti e mai sopiti, ferite e tensioni irrisolte. Il premio Oscar Anne Hathaway, affiancata da una sorprendente Michaela Coel, mette corpo e anima al servizio di una storia potente e viscerale, un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell’intreccio tra creatività e relazioni firmato dal regista di culto David Lowery (The Green Knight, A Ghost Story). Musiche originali di Charli XCX, Jack Antonoff e FKA Twigs.
In qualche modo, si intravede ancora un ostinato flirting con l’horror, da sempre presente nella sua filmografia: sempre parte del marchio A24, certo, ma lui è indubbiamente l’autore tra i loro ranghi che è riuscito a stabilizzarsi più a suo agio sul confine. Forse non rientra nelle intenzioni, forse il suo cinema fa paura già di per sé per le domande che costringe a porsi, e forse la natura delle immagini ne è solo una conseguenza e oltrepassare quel confine significherebbe banalizzare.Lowery ha già dimostrato di saper inscrivere il suo immaginario simbolico all’interno di una cornice temporale odierna in A Ghost Story. Ma il punto di interesse, questa volta, è lo sguardo sulla religione, in qualsiasi forma si andrà a configurare. Come detto, il suo cinema è sempre stato sacrale per certi versi, e il soprannaturale, l’indecifrabile ha sempre giocato un ruolo centrale nei risvolti tematici. (Tommaso Giobbi)
