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Onkel Rudi

Artista: Gerhard Richter

Anno: 2000

Tipologia: fotografia

Tecnica: cibachrome

Dimensioni: 87x50 cm

Provenienza: edizione del Centro

Riferimento: 0094

Scheda dell'opera

Nel 1965 Gerhard Richter (Dresda, 1932) decide di ritrarre suo zio Rudi, riproducendo pittoricamente una sua vecchia fotografia in bianco e nero in cui indossa fiero la divisa della Wehrmacht, le forze armate della Germania nazista. Richter aveva iniziato nel 1962 a realizzare Foto-Bilder, “quadri-fotografia” in cui riproduceva immagini trovate, accentuandone gli aspetti grotteschi e spiazzanti attraverso una tecnica pittorica sapientemente sospesa tra la resa degli effetti fotografici e la dichiarazione della specificità del mezzo utilizzato. I dipinti di questa serie, infatti, appaiono sempre, esattamente e inequivocabilmente, come dipinti di fotografie. Fotografie, per altro, tutte particolari: intime, vecchie, connotate, spiccatamente europee, il contraltare più evidente alle sgargianti immagini commerciali di cui si appropriano negli stessi anni i popartist statunitensi. 

Il dipinto, concluso nel 1965, due anni dopo era stato incluso nella mostra Hommage à Lidice, curata da René Block per ricordare il villaggio ceco raso al suolo dai nazisti nel giugno 1942. Conclusa la mostra, la prima dedicata al rapporto tra arte contemporanea e memoria del nazismo nella Germania Ovest, l'opera venne donata alla collezione creata in sostegno del villaggio di Lidice. Giunta in Repubblica Ceca nel 1968, scomparve l'anno successivo in concomitanza con l'invasione sovietica del paese, per essere poi recuperata soltanto nel 1993. 

Nel 2000, sette anni dopo la sua riscoperta, in occasione della retrospettiva al Centro Pecci in cui il dipinto originale era esposto, su richiesta del direttore Bruno Corà, Richter decise di editare in ottanta esemplari una riproduzione fotografica dell'opera, esattamente delle stesse dimensioni. Il doppio processo di ri-mediazione, fotografia-dipinto-fotografia, rivitalizza l’immagine, evidenziando il diverso valore che essa poteva assumere in momenti così diversi della storia europea. Lo zio Rudi finisce così per incarnare paradigmaticamente l’esperienza di vita e di rapporto con la memoria di un’intera generazione tedesca, costretta periodicamente a riaffrontare le foto nascoste negli album di famiglia. Ridipinto, ristampato, riesposto, Rudi ravviva inoltre il dramma familiare del pittore, la cui zia schizofrenica fu lasciata morire d’inedia secondo i piani eugenetici del regime. L’opera, infine, testimonia del rapporto dell’artista con l’Italia, avviato da importanti e tempestive personali negli anni Sessanta, proseguito con la celebrata partecipazione alla Biennale del 1972 seguita dalla personale al PAC del 1982 e culminato nella grande retrospettiva ospitata dal Centro Pecci nel 1999, quando Onkel Rudi, nella versione pittorica del 1965, fu esposto per la prima volta in Italia.

L'edizione fotografica venne realizzata dall’artista entusiasta dopo la conclusione della mostra e divenne disponibile dal marzo del 2000. Fu tirata in ottanta esemplari numerati in numeri arabi, venticinque numerati in numeri romani e quattro prove d'artista. Il Centro conserva l'esemplare 1/80, oltre a un esemplare speciale I/I realizzato appositamente per la collezione. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Hubertus Butin, Stefan Gronert (a cura di), Gerhard Richter. Editions 1965-2004. Catalogue Raisonné, Hatje Cantz, Ostfildern 2004, n. 111, pp. 58, 261

Angela Mengoni, Ri-velare l'archivio: su Onkel Rudi di Gerhard Richter, in Chiara Casarin, Eva Ogliotti (a cura di), Diafano. Vedere attraverso, ZeL, Treviso 2012, pp. 168-174

Hubertus Butin, Stefan Gronert, Thomas Olbricht (a cura di), Gerhard Richter. Editions 1965-2013. Catalogue Raisonné, Hatje Cantz, Ostfildern 2014, n. 111, p. 282

Gerhard Richter. Die Editionen, Museum Folkwang, Essen 2017, pp. 46, 48