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Le spose (Natura morta 1)

Artista: Verita Monselles

Anno: 1975

Tipologia: fotografia

Tecnica: stampa a colori

Dimensioni: 50x60 cm

Provenienza: donazione dell'artista

Riferimento: 0191

Scheda dell'opera

Verita Monselles (Buenos Aires, 1929 - Firenze, 2004), nata in Argentina e presto stabilitasi a Napoli, è stata tra le più importanti fotografe attive in Italia tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila. Trasferitasi a Firenze a inizio anni Settanta, complice il contatto con il gruppo teatrale Il Carrozzone (composto da Marion d’Amburgo, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, poi diventato Magazzini Criminali) e con l’artista Tomaso Binga, inizia a dedicarsi alla fotografia di teatro, d’arte e militante, allestendo complesse messinscene che mettono in questione il ruolo e il significato del femminile nella società italiana contemporanea. Colorati, ipersaturi e teatrali i suoi allestimenti si pongono in dialogo diretto con le più avanzate ricerche internazionali nell’ambito della staged photography. Parallelamente, si dedica anche alla fotografia commerciale, di ritratto, editoriale e di moda.

Nel 1975 Monselles realizza un gruppo di scatti caratterizzati da una calibratissima orchestrazione formale e luminosa, esemplata sui dipinti degli antichi maestri, in cui figure femminili, spesso materne, vengono calate in un universo kitsch affollato di ninnoli, pizzi, merletti e simboli religiosi. Quegli oggetti, retaggio di un sistema valoriale vecchio ma ancora attivo, si pongono in stridente contrasto con le moderne, fiere protagoniste degli scatti. A questo gruppo di opere possono essere ricondotte anche le due fotografie Le spose (Natura morta 1) e Le vedove (Natura morta 2) della collezione del Centro Pecci, canoniche composizioni di fiori di gusto seicentesco in cui sono inserite inquietanti teste di bambola di porcellana, emblema di un femminile stereotipo e retrivo, totalmente passivizzato. Colombi – sia cadaveri come nei quadri di caccia, sia di porcellana – assolvono il ruolo canonico di vanitas e richiamano gli sposalizi evocati nel titolo, emblemi anch’essi di un femminile costretto in istituzioni ostili: su tutte, la Chiesa.

Incluse nella rassegna Fotoalchimie, curata da Mirella Bentivoglio al Centro Pecci nel 2000, le due stampe furono in quell’occasione donate al Centro dalla fotografa. Inserite nella retrospettiva postuma curata da Lara Vinca Masini all’Archivio Fotografico Toscano nel 2006, le fotografie sono state incluse anche nel primo allestimento della collezione permanente Eccentrica. Nell’estate del 2026, il Centro Pecci ha dedicato a Monselles CARNALE, la sua prima retrospettiva in un centro d’arte contemporanea italiano, curata da Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Codice inverso. La dissacrazione dell'archetipo maschile nella fotografia di Verita Monselles 1970-2004, catalogo della mostra a cura di Lara Vinca Masini, Archivio Fotografico Toscano, Prato 2006

Raffaella Perna, Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta, Postmedia books, Milano 2013