Curata dal direttore Collicelli Cagol, con un allestimento fortemente autoriale dello studio FormaFantasma, Eccentrica, attualmente ancora in corso, è la prima presentazione permanente delle collezioni del Centro Pecci. Installata nella porzione nord dell'Ala Grande Nio, nella sua configurazione iniziale includeva circa cinquanta opere.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Nonostante il Centro Pecci sia nato senza una collezione, le politiche di acquisizione avviate sin dai primissimi mesi di attività hanno presto reso necessaria l'individuazione di spazi destinati alla conservazione e alla presentazione della collezione permanente. Oltre a mostre dedicate periodicamente all'esposizione delle collezioni, nel 1998 il direttore Corà aveva persino attivato la sede distaccata dello Spazio Collezione. L'espansione del Centro progettata dall'architetto Maurice Nio (Dabo Singkep, 1959 - Rotterdam, 2023), inaugurata nell'ottobre 2016, è stata pensata anche per rispondere a questa esigenza. Tuttavia, soltanto nel maggio 2023, sotto la direzione di Collicelli Cagol, una porzione dell'espansione è stata effettivamente dedicata a questa funzione. Eccentrica. Le collezioni del Centro Pecci è diventata così la prima presentazione permanente della collezione allestita all'interno del Centro.
Come era evidente sin dal titolo dell'allestimento, la presentazione doveva fare i conti con la peculiarità della collezione: costruita senza ambizioni enciclopediche, essa riflette innanzitutto la storia del Centro, delle sue esposizioni, delle sue direzioni e dei suoi sostenitori. Specializzata in alcuni settori specifici (le vicende post-sovietiche, l'arte italiana degli anni Novanta, l'architettura radicale...), presenta grandi lacune che non permettono di costruire una narrazione coerente delle vicende dell'arte contemporanea degli ultimi quarant'anni. Accettando questi limiti, Eccentrica proponeva un percorso angolato nelle collezioni che riflette innanzitutto l'identità dell'istituzione.
L'allestimento era stato curato dallo studio FormaFantasma, basato tra Milano e Rotterdam, fondato nel 2009 da Andrea Trimarchi (Bolzano, 1983) e Simone Farresin (Malo, 1980). Il concept e il design spettano ai due fondatori dello studio, lo sviluppo all'architetto Ibrahim Kombarji (New York, 1995). Rifiutando l'idea del white cube asettico e cercando un legame con il territorio che comunque rispettasse principi di sostenibilità, l'allestimento è stato creato con grandi partizioni tessili, realizzate con un tessuto arancione di lana riciclata prodotto dall'azienda pratese Manteco. Particolare attenzione era stata dedicata al tema dell'accessibilità dello spazio espositivo, grazie alla collaborazione con l'Azienda Sanitaria Locale e varie associazioni del territorio.
Il percorso era diviso in quattro sezioni principali. La prima, Il centro in una stanza, un grande spazio aperto pensato per accogliere anche momenti performativi, ospitava cinque grandi opere che condensavano la storia dell'istituzione: il dipinto Ri de pomme (1988) di Julian Schnabel (New York, 1951) appeso al soffitto, lo Structural Psychodrama #3 (2017) di Monica Bonvicini (Venezia, 1965) che metteva in tensione la parete laterale che separa lo spazio dal vano delle scale, il minaccioso Senza titolo (1985-1995) di Jannis Kounellis (Pireo, 1936 - Roma, 2017) con fiamme e coltelli, il Concetto Spaziale Jeans (1992) di Sylvie Fleury (Ginevra, 1961) e uno degli acquisti più tempestivi della prima fase di attività del Centro: la monumentale struttura in arenaria Here and There (1987) di Anish Kapoor (Mumbai, 1954). Dietro le prime partizioni in tessuto erano poi presentate opere provenienti dalla collezione e da depositi privati di Ilya Kabakov (Dnipropetrovs'k, 1933), Dmitri Gutov (Mosca, 1960), Robert Morris (Kansas City, 1931 - Kingston, 2018), Salvo (Leonforte, 1947 - Torino, 2015), Paul Etienne Lincoln (Londra, 1959) e Marco Gastini (Torino, 1938-2018). In questo spazio era anche presentato per la prima volta, dopo il suo ingresso in collezione nel 1993 in occasione della mostra In forma, il Commemuro (1993) dedicato da Francesco Torrini (Firenze, 1962-1993) alle vittime fiorentine dell'AIDS.
La seconda sezione, sempre ricavata tra sipari di lana arancione, si intitolava Il taglio è una macchina del tempo. Prendendo le mosse da un Concetto spaziale. Attesa (1960) di Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Comabbio, 1968), dedicava ampio spazio alla creatività femminile e femminista, affiancando opere di Chiara Fumai (Roma, 1978 - Bari, 2017), Verita Monselles (Buenos Aires, 1929 - Firenze, 2004), Nan Goldin (Washington, 1953), Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 - New York, 1987), Gerhard Richter (Dresda, 1932), Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 - Firenze, 1976), Lucia Marcucci (Firenze, 1933), VALIE EXPORT (Linz, 1940 - Vienna, 2026), Silvia Mejía (Medellin, 1943), Nanda Lanfranco (Genova, 1935), Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Firenze, 2017) e Giulia Cenci (Cortona, 1988).
La terza sezione, Italia Novanta, prendeva ispirazione dai Mondiali di Calcio di Roma 1990 per raccontare la creatività italiana del decennio, attingendo soprattutto dagli acquisti effettuati in occasione della rassegna del 1991 Una scena emergente. In quella mostra erano stati esposti, e tornavano adesso a essere affiancati oltre trent'anni dopo, le Cartoline (1990-1991) di Stefano Arienti (Asola, 1961), Favilla (1991) di Liliana Moro (Milano, 1961) e i Senza titolo (1991) di Daniela De Lorenzo (Firenze, 1959). La sezione ospitava, inoltre, un Filtro (1959) di Francesco Lo Savio (Roma, 1935 - Marsiglia, 1963), un arazzo disegnato tra 1989 e 1991 da Alighiero Boetti (Torino, 1940 - Roma, 1994) con Mimmo Paladino (Paduli, 1948), una videoinstallazione del gruppo Kinkaleri (Firenze, 1995), il Multi Bed #1 (1992) di Vito Acconci (New York, 1940-2017), alcune fotografie scattate nel 2001 al G8 di Genova da Armin Linke (Milano, 1966) e le Aiuole (2000) di Massimo Bartolini (Cecina, 1962).
L'ultima sezione, Futuro radicale, era interamente dedicata all'importante nucleo di design e architettura radicale conservato nelle collezioni del Centro, rappresentato da opere degli UFO (Firenze, 1967-1978), di Superstudio (Firenze, 1966-1973), di Archizoom Associati (Firenze, 1966-1974) e di Gianni Pettena (Bolzano, 1940). Infine, già nella prima sala dell'edificio originale del Centro, Eccentrica si chiudeva con la grande installazione abitabile Luna (1968) di Fabio Mauri (Roma, 1926-2009).
Il 30 maggio 2025 si è conclusa la prima fase dell'allestimento: nei mesi successivi, se la struttura dell'insieme e molte delle opere sono rimaste le medesime, Eccentrica ha conosciuto significative modifiche e integrazioni, con l'ingresso di nuove donazioni e di opere provenienti dai depositi.
Testo di: Giorgio Di Domenico

























