×

"...e finire è cominciare"

Artista: Marco Gastini

Anno: 1985–1986

Tipologia: dipinto

Tecnica: lamiera di ferro zincato, carbone, legni, frutti disseccati e tecnica pittorica mista su supporto ligneo

Dimensioni: 232x340x20 cm

Provenienza: donazione di Wolfgang Wassermann

Riferimento: 1022

Scheda dell'opera

Realizzata tra 1985 e 1986 e subito inclusa nella mostra personale organizzata alla Galleria Krista Mikkola di Helsinki nel marzo 1986, "...e finire è cominciare" è tra le opere più rappresentative dell'attività di Marco Gastini (Torino, 1938-2018) nel corso degli anni Ottanta. 

Attivo sin dalla fine degli anni Sessanta, già vicino alle ricerche dell'informale, dell'arte ambientale e della pittura analitica, dalla fine degli anni Settanta l'artista torinese aveva recuperato quella che Flavio Fergonzi ha recentemente definito «una forte componente materica e gestuale», evidentissima proprio in quest'opera. Per "...e finire è cominciare", Gastini ha infatti assemblato su grandi pannelli di legno grezzo delle lamiere piegate di ferro zincato, dei frammenti irregolari di legna, dei frutti secchi e dei sottili interventi pittorici, a formare un monumentale vortice di materiali che domina, assorbendolo, l'osservatore. Come scriveva l'artista in un testo ripubblicato all'interno del catalogo di Helsinki, «Ho bisogno che il lavoro non sia mai fermo, che scappi da qualche parte, che contraddica un minimo di struttura che si dà al lavoro facendolo, che transiti rispetto al supporto». 

Indicazioni preziose sul senso e i valori più profondi dell'opera vengono dal suo titolo, "...e finire è cominciare", come ricostruito da Fergonzi: «è infatti letteralmente ripreso l’incipit del quinto movimento dell’ultimo dei Four Quartets di Thomas Stearns Eliot, Little Gidding, nella classica traduzione di Filippo Donini ripubblicata più volte da Garzanti nel corso degli anni Ottanta: «Ciò che diciamo principio/spesso è la fine, e finire/è cominciare. La fine/è là onde partiamo». Il tema eracliteo e poi stoico dell’eterno ritorno, uno dei fondamenti della poetica di Eliot (un poeta assai amato dai pittori italiani specie dopo la traduzione di Roberto Sanesi, nel 1961, della Waste Land), era evidentemente caro a Gastini: che proprio sul binomio vita-energia, nel suo incessante rigenerarsi, stava fondando una delle sue più proficue stagioni creative».

L'opera è stata donata al Centro Pecci da Wolfgang Wassermann nel 2008 e subito presentata all'interno della mostra Fatto bene! La collezione del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci. Nel 2014 è stata inclusa nella mostra personale Marco Gastini - Polifonie, organizzata presso la sede temporanea milanese del Pecci. Dal 2016 è allestita nel ballatoio del terzo piano del Palazzo della Carovana, sede della Scuola Normale Superiore a Pisa. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Marco Gastini, catalogo della mostra con testo di Flaminio Gualdoni (Helsinki, Galleria Krista Mikkola, 6-30 marzo 1986), 1986, n. 16

Flavio Fergonzi, scheda in Id. (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 60-62