Scheda dell'opera
Formatosi con Luciano Fabro all’Accademia di Brera, Bernhard Rüdiger (Roma, 1964) è stato tra i frequentatori della Casa degli Artisti, tra i fondatori dello Spazio di via Lazzaro Palazzi e tra i principali animatori della rivista «Tiracorrendo».
Cubo (1987-1991) è una pesante installazione scultorea di 450 chilogrammi, composta da un grande cubo cavo gettato in piombo, aperto nella parte superiore, attorno a cui sono avvolte tre resistenze elettriche, solitamente utilizzate per riscaldare barili di petrolio. Nel ricordo dell’artista, l’opera riscaldata emanava l’odore tipico del piombo. Recuperando il lessico formale dell’Arte povera, attraverso una tensione non solo simbolica, l’opera evoca la possibilità di imprevedibili reazioni chimico-fisiche. All’interno del catalogo di Una scena emergente, collettiva in occasione della quale il Centro acquistò l’opera, l’artista aveva fatto riprodurre un passo degli Oracoli contro Israele del Libro di Ezechiele relativo a una visione celeste affollata di saette e bagliori.
Alla mostra l’artista aveva dedicato anche un breve articolo polemico pubblicato su «Tiracorrendo»: Dove Prato dimostra che tutto è possibile e nulla accade. Nel testo l’artista attaccava l’inconsistenza del sistema artistico italiano, documentava lo scontento dei critici esclusi dalla rassegna e infine rifletteva sugli errori degli artisti: «Alla gestione del museo non va imputato nulla. La nostra disattenzione per il mondo e la sciatteria nel giudicare persone ed eventi resta l’unico imputato. Comincia a farsi strada la sensazione che la convivenza in arte, in verità, si basa su quello che noi stessi vogliamo». Tali considerazioni riflettevano anche la preoccupazione per l’importante occasione espositiva, come confessato dall’artista più recentemente: «La nostra prima mostra al Centro Pecci di Prato per me fu un’angoscia: avevamo a disposizione quattro muri, di sei metri per dodici, bianchi, senza finestre. Camminando si andava da cubo, a cubo, a cubo… In quel senso, il mondo dell’arte ostruiva la relazione con la società e la storia presente. Non avrei saputo esprimerlo all’epoca, ma oggi direi che l’orizzonte è quello che determina un’opera».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Bernhard Rüdiger, Dove Prato dimostra che tutto è possibile e nulla accade, «Tiracorrendo», II, 3, dicembre 1990, p. 15.
Giulia Kimberly Colombo, “Non facciamo da soli, cerchiamo di portare dentro al lavoro la dimensione di relazione”. Uno Zibaldone collettivo trent’anni dopo, in Cristina Baldacci, Iolanda Ratti (a cura di), Lo Spazio di Via Lazzaro Palazzi al Museo del Novecento di Milano. L’archivio come opera in divenire, Electa, Milano 2022, pp. 53-90.
Bernhard Rüdiger, Forty-Nine Exhibitions, Mousse, Milano 2022, pp. 436-437
