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Canoa (di Rivoli)

Artista: Gilberto Zorio

Anno: 1984

Tipologia: installazione

Tecnica: canoa di legno, pergamena, rame, solfato di rame

Dimensioni: 400x1100x400 cm

Provenienza: acquisto presso l'artista

Riferimento: 0053

Scheda dell'opera

L’opera era stata realizzata da Gilberto Zorio per la mostra inaugurale del Castello di Rivoli, Ouverture, dove era stata esposta per la prima volta all’interno di una piccola sala riccamente decorata, come testimoniano le numerose fotografie di allestimento scattate in quell’occasione da Paolo Pellion. Aveva segnato l’avvio di un nucleo di lavori, le Canoe appunto, proseguito negli assi seguenti e che, come scriveva Celant nel catalogo della mostra pratese, «seppur esse appaiono fracassate, esse continuano a galleggiare in “altre acque”. Sono sfilacciate e coperte di bitume o di pece, quasi fossero sopravvissute ad un disastro, ma sono rigenerate, rivivono in un paesaggio diverso. Percepite negli spazi dei musei e delle gallerie, fanno venire in mente certi interni di Piranesi, rivisti da Masson e da Artaud. Sono rovine che raggiungono una scala smisurata, epica e quasi visionaria. La loro distorsione – sono spesso forzate sui muri – implica in più un’armonia, dovuta alla trasformazione». L’elemento centrale dell’installazione, come ricordava l’artista, era una vera canoa trovata: «La prima, Canoa, 1984 realizzata nel Castello di Rivoli, è del 1946, per quarantun anni ha lavorato, è stata restaurata da maestri artigiani, è uno strumento perfetto, tanto che i primi aeroplani si sono ispirati alla sua aerodinamica. Assumendola nella scultura ho fatto continuare il suo viaggio, è un po’ come un artista, ha fatto e fa viaggi incredibili». Si trattava, tra le altre cose, delle barche affondate dai tedeschi che Zorio aveva visto recuperare a Termoli durante la sua infanzia. Con la sua forma, accogliendo il solfato di rame, si trasformava in una sorta di grande calderone: «È un grande ventre che produce un gorgoglio. Siamo vicini alla plasticità della parola, vicini ad una lingua non conosciuta…». Come ha scritto Desdemona Ventroni, infatti, «Il corpo ligneo della Canoa […] appare scomposto e riunito dall’artista in maniera insolita e arbitraria, quasi come se fosse ancora immerso nell'acqua e sottoposto all'effetto ottico di rifrazione. Il punto di contatto tra le due parti dello scafo […] è segnato da una concrezione nera e spessa di bitume su cui si innesta una barra metallica di rame: un conduttore elettrico che aggancia l’opera al soffitto, disegnando un giavellotto la cui traiettoria culmina nel cono di una pergamena contenente una soluzione cristallizzata di solfato di rame. A seconda delle condizioni ambientali, questa sostanza colorata reagisce modificando il proprio stato in quello di un liquido che stilla lentamente a terra». 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Ouverture, catalogo della mostra a cura di Rudi Fuchs (Rivoli, Castello di Rivoli, 18 dicembre 1984-15 giugno 1985), Umberto Allemandi, Torino 1985

Gilberto Zorio, catalogo della mostra (Paris, Centre Georges Pompidou, 24 settembre-14 dicembre 1986), Centre Georges Pompidou, Paris 1986

Desdemona Ventroni, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 136-139

↓ Sitografia sull'opera

<p>https://www.castellodirivoli.org/mostra/overture/</p>