Allestita in contemporanea con la rassegna sulla Transavanguardia organizzata al Palazzo Reale di Milano, la mostra era un’antologica incentrata soprattutto sul lavoro degli anni Novanta e Duemila di Nicola De Maria (Foglianise, 1954), curata da Achille Bonito Oliva (Caggiano, 1939) insieme al direttore Bazzini.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Campano di nascita, ma basato a Torino, nel 1978, appena ventiquattrenne, De Maria era stato precettato da Bonito Oliva come uno dei cinque esponenti ufficiali della Transavanguardia. Unico vero astrattista del gruppo, con una forte attenzione alla pittura murale, De Maria si era velocemente affermato a livello internazionale, con partecipazioni alla Biennale di Venezia (1980, 1988, 1990), alla Biennale di San Paolo (1981), a documenta di Kassel (1982) e alla Biennale di Sidney (1982). Non erano mancate, inoltre, importanti personali istituzionali, tra cui quelle alla Kunsthalle di Basilea (1983), alla Kunsthaus di Zurigo (1985), allo Stedelijk van Abbemuseum di Eindhoven (1985), al Museo di Belle Arti di Nimes (1994) e al MACRO di Roma (2004). Nel 2011, dunque, si era presentata l'occasione per la mostra al Pecci, istituzione che non possiede suoi lavori in collezione e dove aveva già esposto soltanto all'interno della rassegna Live! L'arte incontra il rock. L’artista, in ogni caso, vantava un vecchio legame col territorio: nel 1982, all’interno della Fattoria di Celle, aveva realizzato su commissione di Giuliano Gori (Prato, 1930 - Firenze, 2024) l’intervento ambientale La camera di San Francesco.
La mostra I miei dipinti s'inchinano a Dio era parte di un progetto di cinque personali dedicate ai protagonisti della Transavanguardia, pensate in relazione con una grande rassegna milanese: Sandro Chia (Firenze, 1946) a Modena, Enzo Cucchi (Morro d'Alba, 1949) a Catanzaro, Mimmo Paladino (Paduli, 1948) a Roma e Francesco Clemente (Napoli, 1952) a Palermo, oltre ovviamente a De Maria a Prato. Realizzato in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il progetto si confrontava con la grande rassegna di otto mostre Arte povera 2011, coordinata da Germano Celant (Milano, 1940-2020). La mostra, inoltre, si inseriva in un filone d'attenzione del Centro Pecci per i protagonisti della Transavanguardia: seguiva, infatti, le personali di Cucchi del 1989 e di Paladino del 2002.
Nonostante la maggior parte delle opere risalissero agli anni Novanta e Duemila, non mancavano alcuni lavori degli esordi, tra cui Sono Nicola, sono un pittore di casette (1981), Onde del 1982 (1982), L'angelo del 1983 (1983) dalla Collezione di Rosella e Carlo Nesi, il grande Stanotte siamo dentro il regno dei fiori (1983), l'Universo senza bombe (1984-1985), Immortalità amorosa baci cosmici innamoratissimi del regno dei fiori (1984) e la serie Canto del mare (1989-1991). Una sala della mostra era stata inoltre dedicata all’attività grafica e editoriale di De Maria: numerosi libri erano stati allestiti su piedistalli, mentre alle pareti erano presentati manifesti di mostre ed eventi. Non a caso, anche per la mostra di Prato, l’artista aveva realizzato un vero e proprio manifesto d’artista. Nell’ambiente più grande della mostra, una doppia sala attraversata da due travi inclinate, l’artista aveva realizzato un enorme intervento murale, su cui aveva allestito alcuni suoi grandi lavori recenti, tra cui Astri fatati magici (2003) e Meraviglia amore stupore (2011). In una sala, infine, a conferma dell'aspetto sinestetico della pittura di De Maria, era esposto Regno dei fiori musicali. Universo senza bombe (2004), un insieme composto da una tela e da una batteria, presentato nel 2004 alla Galleria Giorgio Persano di Torino all'interno della personale Astri fatati, sempre e poi acquistato dalla Fondazione CRT per la collezione del Castello di Rivoli.
La mostra riscosse un discreto successo di pubblico: già nel primo mese di apertura, coincidente con le festività natalizie e con l'avvio dei lavori di ampliamento del Centro, i visitatori furono oltre duemila. Oltre che da numerose scolaresche, la mostra venne visitata anche da un gruppo di detenuti della Casa Circondariale La Dogaia di Prato, partecipanti a un laboratorio didattico coordinato da Riccardo Farinelli (Firenze, 1952). Anche la copertura critica fu particolarmente consistente e generalmente positiva, con elogi alla vitalità della pittura di De Maria e apprezzamenti per l'allestimento calibrato della mostra.
Inizialmente prevista in chiusura il 4 marzo, la mostra venne prorogata di tre settimane, fino al 25 marzo. Nessuna delle opere esposte entrò nella collezione del Centro.
Testo di: Giorgio Di Domenico




















