Curata da Luca Beatrice (Torino, 1961-2025) insieme al direttore Bazzini, la mostra raccontava le tappe essenziali della cultura musicale rock dal 1969 al 2011, intrecciando filmati, fotografie, dischi e opere d'arte.
Informazioni sulla mostra
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La mostra era aperta da una sezione dedicata a un anno cruciale: il 1969. Un filmato del concerto dei Beatles a Savile Row conviveva con I gemelli (1968) di Alighiero Boetti (Torino, 1940 - Roma, 1994), un disegno di John Lennon (Liverpool, 1940 - Dakota, 1980) prestato da Red Ronnie (San Pietro in Casale, 1951) con una chitarra Fender Stratocaster, un vinile di Woodstock e fotografie di allestimento della mostra di Berna When Attitudes Become Form (1969). Già in questa sezione, con la Jacqueline (1964) di Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 - New York, 1987) proveniente dal deposito di Alessandro Grassi, emergeva una delle caratteristiche della mostra: il tentativo di intrecciare le vicende del rock con le opere della collezione del Centro.
Ampio spazio era dedicato ai Rolling Stones, con fotografie, video dei concerti, opere e vinili di Warhol. La mostra proseguiva così con un'ampia sezione dedicata agli anni Settanta, ancora caratterizzata da un intreccio produttivo tra storia della musica, storia delle mostre e storia dell'arte. Verso la fine del decennio, Demetrio Stratos (Alessandria d'Egitto, 1945 - New York, 1979) e Renato Zero (Roma, 1950) erano i primi musicisti italiani inseriti nella narrazione.
La scena newyorkese degli anni Ottanta era ampiamente documentata dalle opere di Keith Haring (Reading, 1958 - New York, 1990) e Jean-Michel Basquiat (New York, 1960-1988), oltre che dalle fotografie di Gianfranco Gorgoni (Roma, 1941 - New York, 2019), Nan Goldin (Washington, 1953) e Edo Bertoglio (Lugano, 1951), di cui quattro entrarono in collezione.
La fase anni Novanta, oltre che dalle prime mostre del Pecci evocate attraverso alcune delle opere esposte, era riassunta dalle opere di Daniele Galliano (Pinerolo, 1961) e Cindy Sherman (Glen Ridge, 1951), da materiali sui Blur, gli Oasis e i Nirvana, oltre che dalle fotografie, poi entrate in collezione, scattate a Vasco Rossi (Zocca, 1952) da Efrem Raimondi (Legnano, 1958-2021). La mostra su chiudeva sull'Italian Wave anni duemila, condensata dalle t-shirt musicali assemblate da Nico Vascellari (Vittorio Veneto, 1976) in Death, Blood, War (2005).
Nel libro pubblicato da Rizzoli in occasione della mostra, Beatrice e Bazzini pubblicavano due saggi paralleli, articolati nella prima parte nelle stesse sezioni: 1969, Anni Settanta, parte 1 e Anni Settanta, parte 2. Gli scritti prendevano poi percorsi diversi, ma in entrambi i casi univano una ricognizione sommaria della storia del rock a una riflessione sulle proprie memorie personali, legate soprattutto ai riverberi italiani di quella vicenda.
Complici la grande copertura mediatica, i consensi della critica, l'ingresso libero e il curioso orario di apertura dalle 16 alle 23, la mostra riscosse un enorme successo di pubblico: con oltre ventimila visitatori, fu la seconda mostra più visitata di sempre nella storia del Centro dopo la personale di Robert Mapplethorpe del 1993. Soltanto al finissage, posticipata al 16 settembre dalle iniziali previsioni del 7 agosto, un grande djset organizzato in collaborazione con Mtv e Ceres, presero parte oltre tremila giovani che affollarono lo spazio esterno del Centro.
Testo di: Giorgio Di Domenico
