Scheda dell'opera
La vicenda di Bruno Munari (Milano, 1907-1998), artista, grafico, designer e didatta tra i più importanti del Novecento, è legata a doppio filo a quella del Centro Pecci. Nel 1988, anno di inaugurazione del Centro, Munari aveva infatti avviato e iniziato a supervisionare il progetto Giocare con l'arte, uno dei primi e più significativi esperimenti di didattica museale in Italia. Munari aveva anche donato al Centro un'idea progettuale per gli spazi dedicati alle attività educative e, nel 1992, tenuto al Centro il primo di una serie di Laboratori Liberatori (qui una testimonianza video).
Al di là del suoi coinvolgimento nelle attività educative del Centro, Munari è presente anche all'interno delle collezioni: con numerosi libri d'artista conservati dal CID/Arti Visive e con questa Xerografia originale (1970), entrata in collezione a seguito della rassegna Fotoalchimie, curata nel 2000 da Mirella Bentivoglio, donatrice dell'opera.
Dopo essersi avvicinato alla seconda ondata futurista, alla fotografia astratta, al Surrealismo, alla creazione di "macchine inutili" e "libri illeggibili", al Movimento Arte Concreta, al Macchinismo e al nuovo design industriale italiano, sin dal 1964, instancabile sperimentatore, Munari aveva infatti fatto ricorso creativamente alle nuove macchine fotocopiatrici, appena lanciate sul mercato dalla Rank Xerox Corporation. Manipolando con slittamenti e retini le immagini di partenza, Munari otteneva xerocopie creative e perturbate, come quella nella collezione del Pecci: l'immagine di un motociclista che, fatta slittare, si allunga orizzontalmente trasmettendo un forte senso di dinamismo. Presentate alla Modern Art Agency di Napoli nel 1966 e alla Biennale di Venezia nel 1970 col sostegno ufficiale della Rank Xerox, nel 1977 le xerografie originali vennero raccolte in un volume pubblicato all'interno dei Quaderni di design Zanichelli, collana curata dallo stesso Munari, e presentate, citando dalla quarta di copertina, come «un esempio di sperimentazione strumentale sistematica e non finalizzata». Munari teneva particolarmente all'idea di queste opere come «originali e non copie», dato «ogni xerografia originale non è riproducibile perché per riprodurla occorrerebbe rifare il procedimento creativo. Farne una xerocopia vuol dire annullare tutte le più sensibili sfumature».
Già nel piccolo volume fuori commercio pubblicato in occasione della Biennale del 1970, dove una xerocopiatrice RX 720 era stata lasciata a disposizione del pubblico, Munari aveva insistito sul valore didattico e democratico della nuova tecnica: «Le possibilità tecnologiche della nostra epoca possono permettere a chiunque di operare e di produrre qualcosa che abbia un valore estetico, possono permettere a chiunque abbia eliminato il suo complesso di inferiorità di fronte all'arte, di mettere in azione la propria creatività per tanto tempo umiliata. Uno dei compiti dell'operatore visuale sarà quello di sperimentare, di cercare gli strumenti e di passarli al prossimo, con tutti i "segreti del mestiere" che possano facilitare l'operazione del fare. Le macchine Rank Xerox hanno la possibilità di aiutare chiunque a manifestarsi. Inventate per riprodurre immagini, oggi possono produrne. Naturalmente, come tutti gli altri mezzi, anche loro hanno dei limiti, ma se si pensa ai limiti strumentali del pianoforte, per esempio, col quale non si può fare una nota lunga... eppure non si può negare che il pianoforte sia uno strumento atto a produrre opere d'arte sonora. Si tratta quindi, come per gli altri mezzi, di operare entro certi limiti e, naturalmente, di non pretendere di fare subito dei capolavori».
All'interno dello stesso volume, due pagine erano dedicate alla sperimentazione di Munari sulla fotografia del motociclista: «Le motociclette possono correre, saltare, rotolare, fare il cross, andare a diverse velocità fino a rendersi invisibili».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Bruno Munari. Xerografie originali, polariscop, oggetti di design, catalogo della mostra, Modern Art Agency, Napoli 1966
Bruno Munari, Xerografia. Documentazione sull'uso creativo delle macchine Rank Xerox, Rank Xerox S.p.A., 1970
Bruno Munari, Xerografie originali. Un esempio di sperimentazione sistematica strumentale, Zanichelli, Bologna 1977
