Scheda dell'opera
Tra i più importanti fotografi italiani del Novecento, noto soprattutto per la sua produzione reportagistica in bianco e nero, Nino Migliori (Bologna, 1926) è stato anche un'instancabile sperimentatore nel campo degli interventi off camera, ovvero senza ricorso a macchine fotografiche, sui materiali fotografici. Interessato alle potenzialità della fotografia astratta e informale, già alla fine degli anni Quaranta ha avviato le sue sperimentazioni con la serie delle Ossidazioni. Avvicinatosi negli anni Settanta alle nuove tecniche di fotografia istantanea, anche in questo ambito ha tentato approcci sperimentali e non convenzionali. Nel 1998 ha avviato la serie delle Trasfigurazioni: scansioni digitali della pellicola di fondo che supporta il materiale chimico delle Polaroid, residuo della realizzazione delle Polapressure significativamente ribattezzato dal fotografo "sinopia", elaborate e stampate in grande formato così da restituire visioni fantasmatiche, appunto "trasfigurate", dell'immagine di partenza.
Trasfigurazioni: New York (1998) è uno dei primi esempi della serie. Come ricostruito da Giorgio Motisi in una scheda recente dell'opera, «l’immagine della Statua della Libertà quasi scompare per effetto delle distorsioni dei toni cromatici e della saturazione dei contrasti luminosi. A queste modificazioni si aggiunge una evidente alterazione della grana della superficie, sulla quale Migliori ha simulato un diffuso effetto di crettatura e di ossidazione delle vernici: minacciosi aloni neri si addensano come nubi intorno al soggetto che sembra quasi sprofondare verso il fondo dell’immagine, complici anche l’inquadratura frontale e il peculiare formato quadrato della Polaroid, liberamente ingrandito nella stampa al plotter fino a 900 millimetri per lato. L’assenza di punti di riferimento spaziali lascia infine l’osservatore incerto se trovarsi di fronte a una ripresa fotografica del monumento di Auguste Bartholdi a Liberty Island oppure a sua qualsiasi riproduzione in miniatura. Una inflazionata immagine da cartolina viene così trasformata in una consunta icona della contemporaneità: la scultura stessa sembra perdere qualsiasi consistenza fisica, riducendosi a una pura apparizione dai tratti spettrali».
L'opera, insieme a due Ossidazioni, venne donata al Centro Pecci dall'artista in occasione della rassegna Fotoalchimie, curata da Mirella Bentivoglio nell'autunno del 2000.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Trasfigurazioni, catalogo della mostra con un testo di Paolo Emilio Antognoli, Edizioni Circolo Culturale Mario Cosci, Stiava 2000
Gyonata Bonvicini, Nino Migliori. Trasfigurazioni, Caleidoscopio, Lucca 2000
Giorgio Motisi, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 100-103
