Scheda dell'opera
Tra i più importanti fotografi italiani del Novecento, noto soprattutto per la sua produzione reportagistica in bianco e nero, Nino Migliori (Bologna, 1926) è stato anche un'instancabile sperimentatore nel campo degli interventi off camera, e dunque senza ricorso a macchine fotografiche, sui materiali fotografici. Sin dalla fine degli anni Quaranta, in significativa sintonia con le ricerche dell'Informale, queste sperimentazioni inclusero la serie delle Ossidazioni.
Come ricostruito da Giorgio Motisi in una scheda recente dell'opera, «L’ossidazione costituisce uno dei passaggi cruciali del processo di sviluppo della fotografia analogica: si tratta infatti della reazione chimica tra gli acidi di fissaggio e i sali d’argento che rende visibile sulla carta fotografica l’immagine latente di uno scatto. Nel caso delle Ossidazioni, l’operazione di Migliori consiste però nell’intervenire su carta fotosensibile esclusivamente attraverso liquidi di sviluppo e fissaggio: senza passare quindi attraverso l’apparecchio fotografico ma utilizzando direttamente la pellicola come superficie su cui registrare le tracce del proprio lavoro. In questi interventi […] l’artista si è talvolta servito di pennelli, tamponi e persino di impronte di parti del proprio corpo, appoggiate direttamente sulla pellicola. Nella maggior parte dei casi Migliori ha tuttavia condotto una più sciolta operazione di dripping o di libero scorrimento dei materiali chimici sulla superficie impressionabile attraverso una serie di rapide inclinazioni del foglio. Sono queste ultime, in particolare, le modalità esecutive che stanno alla base delle Ossidazioni del Centro Luigi Pecci». In queste opere, continua Motisi, Migliori semrba «mettere alla prova i fondamenti del proprio linguaggio foto-pittorico verificando la tenuta formale degli specifici procedimenti tecnici. Si spiega così la riduzione al minimo degli interventi volontari dell’artista, che lascia invece ampio spazio all’azione, mai del tutto controllabile, degli agenti chimici sulla carta baritata».
L'opera, insieme a un'altra Ossidazione e a una Trasfigurazione, venne donata al Centro Pecci dall'artista in occasione della rassegna Fotoalchimie, curata da Mirella Bentivoglio.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Giorgio Motisi, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 96-99
