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"Ti amo", "Meraviglioso ti amo"

Artista: Elisabetta Gut

Anno: 1983

Tipologia: collage

Tecnica: fotografia b/n, filo di seta, ceralacca, due elementi

Dimensioni: 49x35 (ciascuno) cm

Provenienza: donazione dell'artista

Riferimento: 0169

Scheda dell'opera

Nata a Roma da padre svizzero e madre italiana, rifugiata a Zurigo durante la guerra, Isabella Gut (Roma, 1934-2024) si era avvicinata alla pittura di area post-cubista e informale nella Roma dei primi anni Cinquanta. Entrata in contatto con gli ambienti della poesia visiva, aveva avviato una ricerca personale sui rapporti tra immagine e scrittura, condotta attraverso collage e assemblaggi su carta in cui faceva spesso riferimento alla musica e ricorso a fili ed elementi vegetali. Già nel 1964 aveva realizzato Diario, il primo di una lunga serie di libri-oggetto. Protagonista, a partire dal 1956, di oltre trenta mostre personali in Italia e all’estero, nel 1978 Gut venne inclusa da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) nella rassegna Materializzazione del linguaggio, parte della Biennale di Venezia di quell’anno. La mostra si inseriva in una stretta e duratura collaborazione tra l’artista e la critica, proseguita nei decenni successivi. Nel 2000 fu infatti ancora Bentivoglio a includerla nella collettiva Fotoalchimie, da lei curata al Centro Pecci. In quell’occasione, l’artista donò due sue opere alla Collezione del Centro.

“Ti amo”, “Meraviglioso ti amo” (1983), un dittico costruito a partire da due fotografie in bianco e nero, raccoglie molti dei temi e delle tecniche tipici della ricerca di Gut. Le fotografie ritraggono una donna, forse l’artista stessa, stesa su un piazzale coperto di grandi graffiti romantici: «ti amo», «meraviglioso esemplare di rossa», «ti amo»… Nella prima immagine la donna è stesa, nella seconda seduta. Entrambe le fotografie sono riquadrate con netti profili neri e legate a un filo fermato da un sigillo in ceralacca. A distinguerle è l’intervento grafico dell’artista: nel primo caso, ha tracciato a intervalli regolari sulla fotografia gruppi di cinque linee verticali, come a creare una sorta di pentagramma. Nella seconda fotografia le linee rompono lo schema regolare, si inclinano e si intrecciano, così da coprire e cancellare i graffiti romantici. Gut sembra creare una sequenza narrativa, una doppia missiva fotografica che racconta, in qualche modo, la fine di un amore.

Testo di Giorgio Di Domenico