Scheda dell'opera
Figlio di una donna italiana e di un diplomatico rumeno, Richard Antohi (Milano, 1927-Roma, 2016) crebbe tra Berna, Bruxelles e Lisbona, per poi stabilirsi definitivamente a Roma dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1946. Formatosi come ingegnere civile e architetto tra Pisa e Milano, sin dagli anni Quaranta fu attivo anche come pittore, con fasi figurative, astratte, informali e anche di avvicinamento alla mec-art francese.
Dall'inizio degli anni Sessanta Antohi concentrò la sua ricerca su interventi di varia natura sull'immagine fotografica: "cancellazioni" (1963-1964), "riporti fotografici" (1964-1967), "espansioni" (1967-1968), "incastri di immagini" (1968-1973) e infine, tra 1973 e 1983, "intrecci", cui appartiene anche Tanto tempo, o intreccio (1975) nella collezione del Centro Pecci. Intrecciando due immagini – una tagliata a strisce verticali, l'altra a strisce orizzontali – con gli "intrecci" Antohi otteneva immagini ibride, composte dalla fusione di due fotografie di partenza, parzialmente riconoscibili attraverso la quadrettatura lenticolare della superficie data dalle sovrapposizioni dell'intreccio. L'opera del Centro è costruita a partire da una vecchia fotografia di famiglia dell'artista con alcuni uomini seduti intorno a un tavolo, intrecciata con un foglio neutro su cui è calcata, in bianco, la scritta «tanto tempo / è un po' / dopo tem e un / to dopo tan».
Come ricostruito da Gioele Scordella, «L’intreccio di immagine e testo invita lo spettatore a compiere un’operazione di ricomposizione dell’opera d’arte simile al recupero della memoria del tempo trascorso. Come il risultato dell’intreccio emerge solo allontanandosi fisicamente dall’opera, allo stesso modo il senso di ciò che è accaduto in una intera esistenza può essere colto pienamente solo a distanza di tempo: vanno inevitabilmente sacrificati dettagli che non sono altro che distrazioni rispetto alla totalità». Il testo leggibile a fatica, «debole, frammentario», sovrapposto a coprire i volti dei soggetti delle fotografie, amplifica l'inattingibilità dell'immagine e, dunque, del ricordo.
Incluso nella rassegna Fotoalchimie, curata da Mirella Bentivoglio al Centro Pecci alla fine del 2000, l'opera fu donata al Centro dall'artista. Tra il 2016 e il 2018 è stata esposta nelle stanze della Direzione del Palazzo della Carovana, sede pisana della Scuola Normale Superiore.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Richard Antohi. La memoria, il suo intreccio, la sua variabilità, catalogo della mostra, Galleria d'arte La Piazzetta, Roma 1975
Richard Antohi, L'analisi dell'apparenza, «Arte e Società», 5, maggio-agosto 1976
Maria Torrente, Richard Antohi: l'immagine allo specchio (opere 1948-1983), Coopedit, Macerata 1983
Gioele Scordella, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere dal Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 36-39
