Scheda dell'opera
Nata nel piccolo centro istriano di Šterna, nell’attuale Croazia, ad appena dieci anni Ada Ardessi (Šterna, 1937) aveva trovato rifugio dall’occupazione jugoslava a Trieste. Trasferitasi a Milano negli anni Cinquanta, aveva frequentato un corso di fotografia della Società Umanitaria e deciso di dedicarsi alla documentazione artistica e architettonica. Attiva sin dai primi anni Sessanta soprattutto nell’ambito dell’arte programmata e cinetica, ha fotografato opere e mostre di Getulio Alviani (Udine, 1939 - Milano, 2018), Carlo Belloli (Milano, 1922 - Torino, 2003), Gianni Colombo (Milano, 1937 - Melzo, 1993), Gillo Dorfles (Trieste, 1910 - Milano, 2018) e, soprattutto, Paolo Scheggi (Settignano, 1940 - Roma, 1971), con cui avviò un’intensa collaborazione celebrata al Centro Pecci con la mostra del 2012 Paolo Scheggi. Intercamera plastica e altre storie, in cui un’intera sezione era dedicata proprio alle fotografie di Ardessi. Sempre negli anni Sessanta si avvicinò a Bruno Munari (Milano, 1907-1998), con cui avviò un rapporto creativo pluridecennale, scattando le fotografie di molti suoi libri: anche questa collaborazione è stata omaggiata dal Centro Pecci, con una mostra bipersonale organizzata nel 2007.
Alle fotografie scattate da Ardessi al lavoro di Scheggi venne dedicata, subito dopo la chiusura della mostra al Pecci del 2012, anche un’esposizione monografica ospitata negli spazi milanesi di Sotheby’s all’interno di Palazzo Broggi: Zone riflesse. La vita, le opere di Paolo Scheggi nella fotografia di Ada Ardessi, sostenuta dall’Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, che detiene l’archivio dell’artista. La fotografia nella collezione del Centro Pecci appartiene proprio a questo ambito di lavoro: Ardessi, infatti, non si limitò a fotografare, con un bianco e nero incisivo e particolarmente autoriale, le Intersuperfici e le altre opere dell’artista, ma documentò anche la sua collaborazione con la stilista Germana Marucelli (Settignano, 1905 - Milano, 1983), lontana parente e compaesana di Scheggi che lo accolse e sostenne a Milano sin dal 1961, all’inizio della sua carriera, commissionandogli motivi per tessuti, accessori e anche il progetto del suo nuovo atelier di corso Venezia 35, inaugurato nell’ottobre 1964. La fotografia del 1965 documenta una sfilata all’interno di questo spazio. Oltre ai bellissimi abiti della linea Optical (primavera-estate 1965) di Marucelli, realizzati in collaborazione con Alviani, sulla sinistra, incassata nella parete accanto a uno specchio, si riconosce l’Intersuperficie curva-azzurro di Scheggi. L’ambiente, tra l’altro, era illuminato da grandi lampade in alluminio, realizzate da Scheggi proprio insieme ad Alviani.
Testo di Giorgio Di Domenico
