Scheda dell'opera
Formatosi alla Fundação Armando Alvares Penteado di San Paolo e presto trasferitosi negli Stati Uniti, Vik Muniz (San Paolo, 1961) è forse il più celebre tra gli artisti brasiliani della sua generazione. Dopo aver esordito nel 1988 con una mostra di fotografie alla Stux Gallery di New York, nel 1990 venne incluso nella collettiva On the Edge. Between Sculpture and Photography al Cleveland Center for Contemporary Art, l’anno successivo partecipò alla rassegna Anni Novanta ordinata a Bologna da Renato Barilli e nel 1992 fu tra i protagonisti di Flux Attitudes al New Museum di New York. Quell’anno venne anche invitato da Emilia Terragni a prendere parte a Small Medium Large. Lifesize, la collettiva che chiudeva il primo corso per curatori del Centro Pecci. In quell'occasione entrò nella collezione del Centro la scultura Traumacube.
Seguirono anni di grandi successi internazionali, culminati nell'invito alla ventiquattresima Biennale di San Paolo (1998), nella partecipazione in rappresentanza del Brasile alla quarantanovesima Biennale di Venezia (2001) e nella mostra personale ospitata nel 2007 al MoMA P.S.1 d New York. Due anni dopo, l'artista fu nuovamente invitato al Centro Pecci per la rassegna After Utopia. A View on Brazilian Contemporary Art. In quell'occasione, la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato acquista per la collezione del Centro la grande stampa fotografica Probability.
Sin dai primi anni Novanta, infatti, l'artista aveva abbandonato la pratica scultorea degli esordi a favore di complesse operazioni fotografiche, in cui la creazione dei soggetti era affidata a materiali eterogenei e inaspettati, spesso di scarto. Come segnalato da Veronica Sofia Tulli, «per ottenere i risultati di straniante iper-realismo che caratterizzano le sue immagini Muniz ha adottato la tecnica, già desueta negli anni Novanta e Duemila, della cosiddetta fotografia Ilfochrome: si tratta di un procedimento di stampa che permette di imprimere sul supporto colori particolarmente brillanti, dalla forte suggestione di spazialità tridimensionale».
Probability, parte della serie di cinque immagini Monads Series esposta per la prima volta a San Paolo nel 2003, si inserisce in questo filone di ricerca: le fotografie ritraggono oggetti comuni ricreati disponendo con cura centinaia di esemplari di quello stesso oggetto, in questo caso un dado. Come riconosciuto sempre da Tulli, «in quest’opera non sono soltanto le piccole unità moltiplicate, estranee per lo più al significato dell’immagine, a suggerire l’immagine finale. La scelta stessa degli elementi obbedisce a un procedimento che potremmo definire ‘meta-esplicito’ […] In Probability una moltitudine di dadi ne genera uno monumentale: la relazione tra particelle costitutive di un insieme ricorda la teoria della monadologia di Gottfried Wilhelm von Leibniz alla quale il titolo della serie (Monads Series) fa chiaro riferimento».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Veronica Sofia Tulli, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 108-111.
