Scheda dell'opera
Formatosi all'Accademia di Belle Arti di Venezia, negli anni Ottanta Ampelio Zappalorto (Vittorio Veneto, 1956) si trasferisce a Berlino, dove avvia una ricerca multidisciplinare che include video, cinema, fotografia, performance e danza. Invitato alla Biennale di Venezia del 1993, due anni dopo fonda la compagnia di danza Tanzmaschine. Interessato a indagare i rapporti interpersonali e quelli tra i generi, a partire da opere come O.T. (1994) l'artista lavora sulle immagini fotografiche sua e della sua compagna, legandole e confondendole in vario modo: con fili di seta, con strisce di stampe fotografiche, con sovrapposizioni. Il ricorso a grandi stampe Cibachrome a colori avvicina gli esiti a quelli della nuova fotografia tedesca degli anni Ottanta.
"O" (1995), donata dall'artista al Centro Pecci a seguito della collettiva Fotoalchimie, curata nell'autunno del 2000 da Mirella Bentivoglio, appartiene a questa serie di lavori. Come scriveva in catalogo la curatrice, nei suoi lavori Zappalorto mette «a confronto visi puzzle costituiti dall'unione di brani irregolari del volto maschile e del volto femminile, rigati dai rimasugli pendenti dei fili di cucitura. È il ritratto dell'androgino irrisolto, dell'identità minacciata, significativamente realizzato con l'applicazione di un mezzo antico come la cucitura, sulla tersa superficie di un'icona di produzione tecnologica».
Testo di Giorgio Di Domenico
