Scheda dell'opera
Nel 1992 il Centro Pecci ospitò Vito Acconci, una grande mostra monografica dell’artista, poeta e architetto statunitense, curata dal direttore Amnon Barzel. La mostra includeva opere recenti a forte carattere progettuale, proiettate su una dimensione architettonica, a destinazione sia pubblica, sia privata; tra queste, Mobile Linear City, Adjustable Wall Bra e Convertible Clam Shelter. A queste era affiancata una serie di mobili di gusto minimalista che mettevano in questione i canonici meccanismi di fruizione di arredi e spazi privati. Tra questi, spiccavano cinque Multi Bed, letti in acciaio zincato arricchiti da specchi e elementi illuminanti, con un materasso in polistirene espanso coperto di pesante nylon grigio, progettati per sovvertire la struttura canonica del mobile, modificandone i meccanismi di fruizione sia a livello fisico, sia a livello psicologico.
Conclusa la mostra, il Centro acquisì il primo esemplare della serie, Multi Bed #1, in cui due letti singoli sono fatti collidere al centro, originando una struttura a croce greca. Come scriveva l’artista in catalogo descrivendo il progetto, «due letti incrociati di modo che sono fusi insieme e dividono il mezzo: se una persona giace su ogni letto, una persona dovrebbe giacere sulla cima o sotto l’altra per poter entrare». L’eventuale fruizione “matrimoniale” del letto imporrebbe dunque la definizione di un accordo gerarchico, dato che uno dei due giacenti incrociati dovrebbe inevitabilmente giacere sotto l’altro. Il gesto progettuale si rivelava così capace di originare una tensione sociale, fisica ed emotiva, evidenziando i meccanismi relazionali impliciti negli arredi utilizzati quotidianamente. Come dichiarò l’artista in un’intervista concessa a Paola Bortolotti per la rivista «Segno», «I mobili della casa ideale devono farci sentire estranei, devono tirarci fuori dal corpo, in modo che noi possiamo essere analizzati dall’esterno, rispetto a quell’ambiente. I letti, per esempio, sono come macchine che creano un tipo di relazione tra le persone, le allontanano, le avvicinano, mentre gli specchi le moltiplicano e le confondono»
Il letto, con la sua connotazione erotica e sociale, era stato del resto al centro dell’interesse dell’artista sin da una delle sue prime e più celebri azioni performative: Seedbed (1972). In quell’occasione, Acconci si era nascosto sotto una rampa di legno allestita negli spazi vuoti della Sonnabend Gallery di New York. Da lì, si era masturbato pronunciando ad alta voce le sue fantasie, basate su ciò che poteva percepire dei movimenti dei visitatori sopra la rampa: il minimo intervento progettuale dell’artista aveva originato e definito un rapporto intimo e gerarchizzato, ma privo di contatto visivo.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Paola Bortolotti, L’arte che fa discutere. Intervista ad Acconci, «Segno», XVI, 2-3, febbraio-marzo 1992
Desdemona Ventroni, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 22-23
