Scheda dell'opera
Formatosi all’Accademia Albertina di Torino con Jole De Sanna, nel 1980 Adriano Trovato (Alpignano, 1960) si era trasferito a Milano ed era entrato a far parte del gruppo raccolto attorno a Luciano Fabro e alla Casa degli Artisti. Verso la fine del decennio era stato tra i fondatori dello Spazio di Via Lazzaro Palazzi ed era diventato il direttore responsabile della rivista «Tiracorrendo». Nel 1995 sospese la sua attività artistica.
In occasione di AVANBLOB, collettiva degli artisti dello Spazio di Via Lazzaro Palazzi organizzata da Massimo De Carlo nel settembre 1990, Trovato aveva esposto per la prima volta delle sculture in pellicola per alimenti, un vassoio di frutta intitolato Liberté, Egalité, Fraternité, collocato al termine della grande installazione pensata per la mostra da Bernhard Rüdiger. L’anno successivo inserì una scultura analoga all’interno di Le 112 tribù di Israele, installazione esposta al Centro Pecci in occasione di Una scena emergente e subito acquisita per la collezione permanente.
L’opera è composta da una struttura in legno coperta da un grande telone di stoffa scura che è necessario spostare per poter vedere le dodici sculture in pellicola alimentare installate all’interno. Il titolo fa riferimento ai dodici gruppi familiari in cui secondo la tradizione biblica era diviso il popolo ebraico. Una scena emergente, e dunque la realizzazione dell’opera di Trovato, cadeva del resto nel pieno della Prima Intifada e la riflessione sul contesto storico-politico in cui l'attività artistica si collocava era al centro delle preoccupazioni di molti degli artisti coinvolti nella mostra. Come aveva dichiarato l’artista in occasione del dibattito preparatorio alla mostra, «Il nostro problema non è quello di fare dell’arte soltanto, cioè non abbiamo questa mentalità filologica e anzi il nostro nuovo atteggiamento, se così possiamo chiamarlo, direi che non è tanto “nuovo”, nel senso che è l’atteggiamento di chi lavora senza tante storie per la testa, è quello di fare dell'arte ma non pensando all'arte, mentre l'avanguardia ha sempre fatto dell'arte pensando all’arte e ha sempre voluto fare qualcosa di nuovo rispetto a quello che era successo prima».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Giulia Kimberly Colombo, “Non facciamo da soli, cerchiamo di portare dentro al lavoro la dimensione di relazione”. Uno Zibaldone collettivo trent’anni dopo, in Cristina Baldacci, Iolanda Ratti (a cura di), Lo Spazio di Via Lazzaro Palazzi al Museo del Novecento di Milano. L’archivio come opera in divenire, Electa, Milano 2022, pp. 53-90
