Scheda dell'opera
Nato nei pressi di Firenze, Paolo Scheggi (Settignano, 1940 - Roma, 1971) è stato tra i protagonisti della ricerca artistica italiana degli anni Sessanta. Formatosi tra Londra e l'Accademia di Belle Arti di Firenze, aveva debuttato nel 1961 con i primi Monotipi, subito seguiti dalle Intersuperifici. Si tratta delle sue opere più celebri: tele monocrome sovrapposte, forate per creare complessi sistemi tridimensionali. Trasferitosi a Milano, viene accolto dalla celebre stilista Germana Marucelli (Settignano, 1905 - Milano, 1983) che, oltre a progetti per tessuti e accessori, gli commissiona anche il restyling del suo atelier. A Milano entra in contatto con i circoli dell'arte cinetica e programmata, con cui inizia ad esporre in numerose rassegne e collettive. L'attenzione della critica è immediata: già nel 1964 due sue opere entrano nella collezione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Mentre proseguono le mostre personali, presenta alla Triennale di Milano il Compositore cromo-spaziale. Invitato alla Biennale del 1966, espone quattro Intersuperfici. Dopo aver iniziato a esplorare la dimensione ambientale, tra il 1967 e il 1968 viene invitato a partecipare alle rassegne cruciali Lo spazio dell'immagine e Con temp l'azione. Sempre più interessato alle azioni performative, collabora con Giuliano Scabia (Padova, 1935 - Firenze, 2021), Achille Bonito Oliva (Caggiano, 1939), Roberto Lerici (Firenze, 1931 - Roma, 1992) e Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981). Muore a Roma nel 1971, appena trentunenne.
Realizzata tra la fine del 1966 e l'inizio del 1967, l'Intercamera plastica è stata il primo ambiente praticabile costruito da Scheggi . L'ambiente venne presentato per la prima volta nel gennaio 1967 presso la Galleria del Naviglio, diretta a Milano da Renato Cardazzo (Venezia, 1918 - Milano, 2002), con un testo introduttivo di Umbro Apollonio (Trieste, 1911 - Bassano del Grappa, 1981). Pochi mesi dopo, dipinta di bianco, l'Intercamera venne inclusa nella rassegna Lo spazio dell'immagine, allestita al Palazzo Trinci di Foligno tra il luglio e l'ottobre 1967.
Si tratta di un ambiente praticabile, di circa diciotto metri quadri, realizzato in legno fustellato coperto da pittura gialla e, sul pavimento, da moquette gialla. Sulle pareti, sovrapponendo i fogli di legno fustellati, l'artista ha ricreato i motivi delle sue Intersuperfici: griglie e linee di fori plastici, animati dall'interazione con la luce. Il modello più evidente, dichiarato dall'artista stesso, è quello degli ambienti luminosi creati a partire dalla fine degli anni Quaranta da Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Comabbio, 1968). Come aveva scritto Apollonio in occasione della sua prima presentazione, l'Intercamera plastica «è una stanza, molto semplicemente un luogo, con apparenze variate, rese omologhe appena dal medesimo colore che le investe, e sulle cui superfici di parete le punteggiature dei fori con le ombre portate, ordinate secondo ritmi diversi, più o meno fitti, più o meno ad andamento rettilineo, accompagnano alternative di coincidenza e di condizione a seconda del contemporaneo mettersi in relazione con procedura di adattamento oppure di contestazione: dal modo, cioè, con cui quelle interdipendenze vengono osservate e sentite al di là di schematismi convenzionali. Questo di Scheggi è dunque un modello, la cui ragione d'essere va fissata in un'ipotesi di scelta così intuitiva da indurre i vari elementi a istituire un organismo con proprietà rigorosamente costruttive e rivolte, per di più, alla creazione di un ambiente naturale, non idealmente allusivo oppure assiomatico, sibbene da abitare quale compresenza di grado assimilativo».
L'artista stesso, quando l'Intercamera venne presentata a Foligno, decise di accompagnarla con delle brevi note di presentazione, utili a intuirne le intenzioni e le ambizioni: «Tra l'antinomia dell'integrazione cromatica e l'integrazione plastica, ho tentato di evidenziare un problema che finora non è mai stato opportunamente affrontato: modalità interspaziali atte ad integrare quei settori o zone afunzionali dell'architettura. Elementi conduttori cioè, la cui fruizione tenda a reinventare in spettacolo plastico spazi interni ed esterni che solitamente vengono occupati con elementi desueti e sempre, comunque per spirito o estrazione culturale non pertinenti alla qualificazione dell'architettura. La sperimentazione dell'Intercamera plastica è un discorso che si riallaccia nel tempo ad alcune mie ricerche sulle interferenze volumetriche, parallelamente alle prime Intersuperfici curve. Si trattava allora da un lato di possibili soluzioni di plasticità pura nei limiti di una architettura afunzionale, dall'altro di dialettiche zone riflesse articolate in spazii inventati. Più tardi quando le intersuperfici curve divennero "modelli spaziali", le due ricerche andarono acquistando un metodo comune fino ad integrarsi totalmente ed aprire così una differente ricerca».
Rimasta nello studio dell'artista, all'inizio del 1969 l'Intercamera plastica venne in parte utilizzata come scenografia – o meglio "scenoplastica" – per lo spettacolo Materiali per sei personaggi, portato in scena al Teatro Durini di Milano da Roberto Lerici (Firenze, 1931 - Roma, 1992). A questo punto, dell'Intercamera, si persero le tracce. Sulla base dei progetti originali e di una grande maquette in collezione privata, nel 2007 la Galleria Niccoli di Parma ha realizzato una replica filologica e autorizzata dell'ambiente, presentata quell'anno alla fiera MIART di Milano. Nel 2013, in occasione della mostra Paolo Scheggi. Intercamera plastica e altre storie, la replica è stata donata al Centro Pecci da Franca e Cosima Scheggi. Nel 2017 l'ambiente è stato incluso nella presentazione della collezione permanente Dalla caverna alla luna.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Umbro Apollonio, Paolo Scheggi. Intercamera plastica, Edizioni del Naviglio, Milano 1967
Germano Celant, Paolo Scheggi, «Casabella», 312, gennaio-febbraio 1967, pp 69-70
Paolo Scheggi, Note per l'Intercamera plastica, in Lo spazio dell'immagine, catalogo della mostra, Foligno 1967, pp. 98-99
Ilaria Bignotti, Paolo Scheggi: dall'Intersuperficie all'Intercamera. L'opera oltre la parete, al di là del muro: per vivere uno spazio, per agire il tempo, «Ricerche di S/Confine», II, 1, 2011, pp. 105-125
Luca Massimo Barbero (a cura di), Paolo Scheggi. Catalogue raisonné, Skira, Milano 2016, n. 66-67 A 1, p. 317
Stefano Pezzato (a cura di), Dalla caverna alla luna. Viaggio dentro la collezione del Centro Pecci, catalogo della mostra, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2017
↓ Sitografia sull'opera
pagina dedicata all'opera sul sito dell'Associazione Paolo Scheggi
