Scheda dell'opera
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Gian Paolo Lucato (Bassano del Grappa, 1942) è attivo sin dalla fine degli anni Sessanta. Avvicinatosi nei primi anni Settanta al Gruppo Incontro Arti Visive di Vicenza, successivamente ha seguito le attività del Museo Laboratorio Casabianca di Malo. Già docente nei licei di Bassano, si è interessato soprattutto all’ambiguità dell’immagine fotografica e alle strategie di rappresentazione del paesaggio. Nel 2000 è entrato in contatto con la curatrice Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) che lo ha coinvolto in numerose esposizioni e iniziative, tra cui la collettiva Fotoalchimie, da lei curata quell’anno al Centro Pecci. In quell’occasione, l’artista ha donato due sue opere alla Collezione del Centro.
L'opera Audire et videor… Orazio (2000) è realizzata a partire da una grande fotografia commerciale trovata, rappresentante un paesaggio di montagna. Lucato ha innanzitutto stampigliato sulla fotografia una citazione latina, in chiaro rapporto con l’immagine principale: «Audire et videor pios errare per lucos amoenae quos et aquae subeunt et aurae». Si tratta di un passo celebre delle Odi (III, 4, 6-8) del poeta Orazio (Venosa, 65 a.C. - Roma, 8 a.C.), traducibile come «Mi sembra di udire e di vagare attraverso boschi sacri, che dolci acque e brezze lambiscono». L’artista, inoltre, ha applicato sull’immagine tre riproduzioni su plexiglass di dettagli di incisioni di Giovanni Battista Piranesi (Venezia, 1720 - Roma, 1778). Da sinistra si riconoscono il Frontespizio, con la statua di Minerva (1748) dalle Vedute di Roma, gli Avanzi del tempio del Dio Canopo nella Villa Adriana in Tivoli (1769) e un altro frontespizio delle Vedute di Roma disegnate ed incise… (1748). Lucato, insomma, ha assemblato una riflessione erudita sul senso del paesaggio, intrecciando tradizione antica, riscoperta neoclassica e moderna commercializzazione delle immagini dei luoghi ameni.
Testo di Giorgio Di Domenico
