Scheda dell'opera
Formatosi come geometra e poi diplomatosi all’Accademia di Firenze, Massimo Bartolini (Cecina, 1963) aveva esordito nel febbraio 1993 con una prima mostra personale a Milano, dove si era trasferito. Velocemente si era affermato sullo scenario artistico italiano e internazionale con personali da Giò Marconi (1994), Massimo De Carlo (1997, 1999) e a Casa Masaccio (1998). Importanti le partecipazioni nella collettiva Aperto Italia '95, nella rassegna Campo curata in quello stesso anno da Francesco Bonami per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e alla Biennale di Venezia del 1999. Diventato uno degli artisti italiani più noti a livello internazionale, ha esposto al MoMA PS1 nel 2001 e partecipato a tutte le principali rassegne italiane e internazionali.
Sin dai primi anni Novanta, Bartolini ha concentrato la sua indagine sullo spazio costruito e sull’ambiente, esplorandone la dimensione naturale, ma anche le implicazioni sociali e politiche. Tra il 1995 e il 2007 ha realizzato le Aiuole, azioni performative catturate fotograficamente in cui le figure umane sono ridotte a contenitori – e allo stesso tempo limiti – di aiuole, spazi naturali semi-artificiali in cui la natura viene confinata nello spazio urbano. La forma delle Aiuole, spesso una complessa sagoma geometrica chiusa, richiede la collaborazione di più persone, trasformando la realizzazione performativa dell’opera in un’occasione di cooperazione e di socialità, non priva di risonanze politiche. Stringendo l’un l’altro le mani, facendo combaciare la punta dei loro piedi, stabilendo un contatto visivo, le dodici persone che delimitano l’Aiuola del Centro Pecci, realizzata nell’estate del 2000 in occasione della rassegna Futurama e poi donata al Centro da Stella Ceragioli, proteggono e allo stesso tempo delimitano uno spazio naturale ancora in potenza, un cumulo di terra brulla popolato di piante giovani che potranno crescere e prosperare grazie all’azione umana e collettiva.
La perfomance era stata realizzata la mattina del 7 luglio, un giorno prima dell’inaugurazione della mostra. L’aiuola era stata realizzata dallo stesso Bartolini con quattro metri cubi di terra e poi, una volta delimitata dalle persone coinvolte nell’azione, era stata fotografata dall’alto con un ponteggio mobile. Il giorno dopo, la fotografia dell’aiuola, montata su alluminio, era stata presentata in mostra. Nel catalogo di Futurama l’artista aveva pubblicato un breve testo che chiariva il valore relazionale della sua pratica artistica: «“Pensare con il corpo e sentire con la mente”. Non so se queste parole sono di Emily Dickinson o di Cristina Campo, ma potrebbero averle dette entrambe. Non so se la “e” l'ho aggiunta io al posto di una virgola. So che cerco di fare ed essere quella “e” [...] Partendo da una “e”, qualcosa che connette, sono arrivato alle “virgolette”, qualcosa che individua, ma anche avverte di qualcosa d'altro oltre a ciò che è scritto in quel momento sulla pagina. Tutto questo mi ricorda il procedimento di un bambino puntiglioso e impacciato al quale sono molto affezionato: la scienza».
Nel 2003 il Centro Pecci ospitò una prima mostra personale di Bartolini: Desert Dance. Vent’anni dopo, tra il 2022 e il 2023, Bartolini ha presentato al Centro Pecci il complesso progetto Hagoromo, una grande installazione ambientale e sonora scandita da una presentazione retrospettiva dell’attività dell’artista.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, p. 275
Luca Cerizza, Cristiana Perrella (a cura di), Massimo Bartolini. Hagoromo, Centro Pecci-Nero Editions, Prato-Roma 2023, p. 151
