×

Bruna Esposito. Altri Venti - Ostro

  • Direzione museale: Stefano Collicelli Cagol

  • A cura di: Stefano Collicelli Cagol

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Bruna Esposito, Altri Venti - Ostro, 2020

Catalogo

Bruna Esposito. Altri Venti - Ostro, CURA, Roma 2022, 157 pp., 9788899776596, testi di Stefania Miscetti, Stefano Collicelli Cagol, Bruna Esposito, Arkfactory, Nancy Olnick, Giorgio Spanu, Benedetta Casini, Cristiana Perrella

Sitografia

Rassegna stampa

Ludovico Pratesi, Poeticamente impegnata. Bruna Esposito in mostra a Roma, «Artribune», 13 dicembre 2020 (online)

Dino Incardi, Bruna Esposito. Altri Venti - Ostro, «Artext», giugno 2022 (online)

L’opera “Altri venti – Ostro” di Bruna Esposito entra nella collezione del Centro Pecci, «Exibart», 18 luglio 2022 (online)

Risorse correlate

La mostra, curata dal neo-direttore Stefano Collicelli Cagol nella Sala Incontri del Pecci, presentava al pubblico l'installazione Altri Venti - Ostro dell'artista Bruna Esposito (Roma, 1960), entrata in collezione grazie alla nona edizione del bando Italian Council del Ministero della Cultura.

Informazioni sulla mostra

Formatasi a Roma, nel 1986 Esposito si era trasferita a New York, dove aveva frequentato l'Independent Study Program del Whitney Museum of American Art. Nel 1987 si era trasferita a Berlino, dove aveva proseguito le sue ricerche nell'ambito della performance e delle installazioni, costruite attorno a gesti minimi e calibrati, con materiali inusuali dai forti portati simbolici. Nel 1999 era stata tra le artiste italiane premiate con il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia curata da Harald Szeeman (Berna, 1933 - Locarno, 2005). Sempre quell'anno, aveva ricevuto il premio dell'Italian Studio Program del P.S.1 di New York. Nel 2001, con l'installazione e così sia... – una svastica sinistroversa composta sul pavimento del museo con legumi e cereali, affiancata a un fornello e una ciotola di vetro – Esposito aveva vinto la prima edizione del Premio per la giovane arte italiana. L'anno successivo il Castello di Rivoli aveva organizzato una sua mostra personale, seguita da partecipazioni alle più importanti biennali internazionali e altre mostre personali, tra cui quelle alla Quadriennale (2010), al MAXXI (2011) e al Madre di Napoli (2022).

La mostra al Centro Pecci, curata da Stefano Collicelli Cagol, era parte del progetto con cui l'Associazione culturale Mantellate - Studio Stefania Miscetti aveva vinto la nona edizione del bando ministeriale Italian Council, rendendo possibile l'acquisizione dell'opera da parte del Centro Pecci. La mostra pratese era l'ultimo atto di un percorso espositivo che aveva già toccato lo Studio Stefania Miscetti di Roma (22 ottobre 2020 - 31 marzo 2021), Magazzino Italian Art di Cold Spring (27 maggio - 13 settembre 2021) e il Museo Isaac Fernández Blanco di Buenos Aires, nell'ambito di Bienalsur (15 ottobre - 23 dicembre 2021). Oltre a una presentazione all'Istituto Italiano di Cultura e un'importante pubblicazione d'artista, il progetto ha incluso anche una serie di Dialogues dell'artista con alcune figure per lei significative, tra cui il critico e docente Claudio Libero Pisano (Roma, 1965), la giornalista Alessandra Mammì (Roma), l'artista Fiorella Rizzo (Lecce), l'architetto Laura Pane, il critico Ludovico Pratesi (Roma, 1961) e la curatrice Cristiana Perrella (Roma, 1965), già direttrice del Centro Pecci.

L'installazione entrata in collezione, Altri Venti - Ostro, è il primo episodio di una serie di lavori che l'artista intende dedicare ai venti del Mediterraneo, incentrata sui temi della sostenibilità e delle ibridazioni culturali. Elemento principale dell'installazione è un grande gazebo in bambù e corde, sul cui soffitto è installato un ventilatore a pale, alimentato da un piccolo pannello solare da 12 Volt. Due dei pilastri del gazebo sono retti da eliche nautiche in metallo, così da potenziare ulteriormente il valore simbolico dei turbini che si formano all'interno dello spazio. I visitatori sono invitati a godere di questo spazio di refrigerio sostenibile sedendosi su una panca in bambù e utilizzando alcuni ventagli in legno realizzati dall'artista, timbrati in verde con la parola "urgente". Nella mostra da Magazzino l'opera era stata installata all'esterno, su un prato, mentre al Pecci, nella Sala Incontri del piano terra, includeva anche una stuoia. Pensata come luogo d'incontro e come spazio relazionale, l'opera, concepita nel pieno della pandemia da Covid-19, serviva anche da monito ecologista: col suo ventilatore alimentato dall'energia solare, ricordava all'osservatore-fruitore la possibilità di un rapporto diverso con l'ambiente. Nelle parole dell'artista si tratta di «una frugale alternativa alla malsana ed insostenibile aria condizionata che, a mio avviso, è un globale "male di consumo"».

Testo di: Giorgio Di Domenico