Può una pagina di carta rappresentare uno spazio di lavoro e di ricerca dotato di pari dignità rispetto allo spazio fisico?
La masterclass è a cura di Giulia Zompa (Università Statale di Milano)
La storia dell’arte ci restituisce un legame fertile tra pratiche artistiche e dimensione editoriale. Accanto ai due binari principali — la carta come medium artistico e la carta stampata come supporto per la diffusione e la riproduzione dell’arte — si apre infatti una terza possibilità: quella della pagina come luogo autonomo di ricerca, a cui affidare riflessioni, idee e opere realizzate ad hoc. Non più semplice supporto, né contenitore secondario rispetto allo spazio espositivo, ma campo operativo in cui elaborare opere e testi, sperimentare formati e mettere alla prova nuove forme di collaborazione.
In un decennio attraversato dalla circolazione accelerata delle immagini, dall’ibridazione dei linguaggi e dalla trasformazione dei sistemi di comunicazione, la pagina si impone come un luogo in cui il discorso artistico si articola attraverso il montaggio, la sequenza, l’impaginazione e l’accostamento tra testi e immagini. Dalle riviste al libro d’arte, dal libro d’artista alla pubblicazione intesa come pratica artistica autonoma, si delinea così un panorama eterogeneo e vivace. Riviste molto diverse tra loro, come Tiracorrendo, Permanent Food, E il Topo e Purple Prose, possono essere lette come veri e propri laboratori: progetti capaci di mettere in scena il discorso dell’arte e, allo stesso tempo, ampliarlo attraverso l’incontro con linguaggi e discipline differenti, dalla moda alla grafica, dal design alla fotografia.
![Riviste d’artista, Permanent Food, nn. 1 - 15 [Tutto il pubblicato], 1996-2007](/site/assets/files/4283/school_arte.jpg)