Digger Rockwell è un magnate del petrolio, la sua fortuna di famiglia ha antiche radici, ma Digger ha continuato a espandere la sua influenza, è in rapporto diretto con il Presidente degli Stati Uniti e al corrente di informazioni del tutto riservate.
Quando le operazioni dei suoi pozzi tra i ghiacci della Groenlandia scatenano un terribile incidente, la crisi minaccia di investire gran parte dell'Europa settentrionale, alterando gli equilibri del mondo intero e - naturalmente - non è che l'inizio. Affidandosi al solo scienziato che ha il coraggio di dirgli in faccia le cose come stanno, ossia il Dottor Ganesh, Digger cerca di raddrizzare la situazione.
"È una commedia, ma una commedia furiosa; è uno specchio di grande importanza. È un film davvero fondamentale" (Denis Villeneuve)
"Alejandro González Iñárritu non ha mai temuto il peso dell'ambizione, né l'esondazione del proprio ego autoriale. Con Digger il cineasta messicano sterza verso lidi in cui l'ipertrofia formale cede il passo al grottesco, alla satira politica più sfacciata, al disincanto terminale. [...] Digger sfugge ostinatamente alle catalogazioni: è una distopia ecologica (retroattiva, scopriremo presto) che rifiuta il pietismo, una commedia apocalittica che flirta con il Dottor Stranamore di Kubrick, aggiornato però all'era dell'ipercapitalismo fossile e dell'inettitudine istituzionale. [...] Ma Digger – che offre ad Iñárritu la possibilità di giocare nuovamente col metatesto del "dietro le quinte" (proprio come in Birdman e in Bardo) – non sarebbe l'opera urticante e scenografica che è senza la presenza cannibalica di un clamoroso Tom Cruise. Dimenticate il sorriso smagliante, l'eroismo testosteronico e l'inossidabile fisicità di Ethan Hunt o Pete "Maverick" Mitchell. [...] Accompagnato da un cast di ottimi comprimari (dalla solita Sandra Hüller all'incisivo Riz Ahmed, perfetti ingranaggi in questo circo dell'assurdo), Digger è un'opera volutamente sgradevole e a tratti sfiancante, altalenante e imperfetta ma innegabilmente potente e viscerale, con quel finale che ci ricorda che il post-apocalittico è già tra noi". (Valerio Sammarco)
