Scheda dell'opera
Franco Grignani (Pieve Porto Morone, 1908 - Milano, 1999) è stato tra i grafici più importanti del Novecento. Formatosi all’Università degli Studi di Pavia e al Politecnico di Torino, giovanissimo si era avvicinato agli ambienti del secondo futurismo e dell’astrattismo geometrico. Dalla metà degli anni Trenta, sperimentando con la fotografia, si era interessato alla teoria della percezione e alla psicologia della Gestalt. È in questa fase che aveva iniziato a dedicarsi alla manipolazione dell’immagine grafica e fotografica, attraverso distorsioni plastiche e dinamiche. Parallelamente, aveva avviato un laboratorio sperimentale di graphic design e allestimento espositivo.
Dopo la guerra, riprese, insieme alla moglie Jeanne Michot (Melitopol, 1916 - Milano, 2003), l’attività di grafico, realizzando campagne di grande successo per alcune delle più importanti aziende italiane. Non abbandonò, inoltre, la sua personale ricerca artistica, concentrandosi su tecniche ottiche, aspetti tissurali e matematiche spurie, diventando uno dei protagonisti delle ricerche Op a livello internazionale.
Membro dell’Allianca Graphique International, nel 1964 realizzò il suo progetto grafico forse più celebre: il logo della pura lana vergine, adottato su scala globale. Nel 1968 ricevette dalla Penguin Books la commissione per la realizzazione di sedici copertine di romanzi fantascientifici, in cui applicò molte delle tecniche sperimentate in campo fotografico. Nel 1972 fu invitato alla Biennale di Venezia, all’interno della sezione di grafica sperimentale. Tre anni dopo, a Milano, la Rotonda della Besana ospitò una sua grande retrospettiva: da questo momento abbandonò quasi totalmente l’attività grafica, per concentrarsi sulle ricerche artistiche e sull’insegnamento.
Nel 2000, un anno dopo la sua morte, venne incluso da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) nella rassegna Fotoalchimie, da lei curata al Centro Pecci. Si trattava di un ritorno in Toscana per Grignani che aveva già esposto al Conservatorio e al Centro Proposte di Firenze (1965), a Palazzo Strozzi (1967), alla Galleria Peccolo di Livorno (1971), al Museo Progressivo d’Arte Contemporanea di Livorno (1974) e allo Studio d’Arte Il Moro di Firenze (1977).
In occasione della mostra, Bentivoglio donò al Centro due opere dell’artista. Ritratto al plurale (1967) si inserisce nella ricerca sulle distorsioni fotografiche portata avanti da Grignani sin dagli anni Trenta. Si tratta, infatti, della manipolazione anamorfica dell’immagine di un volto maschile.
Testo di Giorgio Di Domenico
