La monumentale rassegna estiva raccoglieva oltre quattrocento opere di più di cento artisti, tutte provenienti dalla collezione di Carlo Palli (Prato, 1938), a celebrare la donazione al Centro Pecci di quasi duecento di esse. La mostra, curata dal direttore Bazzini con Stefano Pezzato, concretizzava un progetto concepito originariamente dall'ex-direttore Daniel Soutif.
Informazioni sulla mostra
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Nato a Prato, Palli si era avvicinato all'arte contemporanea negli anni Sessanta, lavorando per la filiale di Calenzano della Galleria Contemporarte. Occupatosi a lungo anche di aste, nel 1979 aveva rilevato la Galleria Metastasio di Prato, gestita poi fino al 1988. In quell'anno, Palli aveva iniziato a collaborare con Frediano Farsetti, lavorando presso il nuovo spazio della galleria e casa d'aste adiacente al Centro Pecci, inaugurato proprio quell'anno. Intanto, Palli aveva iniziato ad assemblare la sua collezione privata, intrecciata alla sua attività commerciale e, soprattutto, alle sue frequentazioni personali. Sin dalla metà degli anni Ottanta, infatti, Palli si era avvicinato agli esponenti della Poesia Visiva, movimento centrale per la sua collezione, all'epoca ancora privo di un mercato strutturato. Altrettanto importante era stato il contatto con l'editore e collezionista Francesco Conz (Cittadella, 1935 - Verona, 2010) che l'aveva introdotto a Fluxus e all'Azionismo Viennese, altri nuclei importanti della collezione. Tramite Giuseppe Chiari (Firenze, 1926-2007), invece, Palli si era avvicinato alle sperimentazioni in ambito musicale.
Come si leggeva nel colophon dell'esposizione, «la mostra dedicata alla collezione privata di Carlo Palli si tiene in occasione della donazione al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di duecento opere fra quelle esposte, frutto degli interessi culturali, della passione e della dedizione costante del collezionista che le ha messe a disposizione della sua città e del museo perché diventino patrimonio pubblico». Come chiariva il collezionista intervistato in catalogo da Pezzato, alle duecento opere donate se ne aggiungevano altre concesse in comodato a lungo termine e alcune selezionate esclusivamente per l'esposizione. La proposta di donazione, che seguiva un primo lascito del 1988, era stata effettuata nel 2003 a Daniel Soutif e Samuel Fuyumi Namioka, all’epoca direttore e responsabile della collezione del Centro, ma perfezionata soltanto successivamente dal nuovo direttore Bazzini. Nel 2025 a questa donazione ne sarebbe seguita una ancora più consistente, riguardante anche numerose delle opere già incluse in Primo Piano, celebrata dalla mostra Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, curata ancora da Pezzato.
La mostra documentava tutti i principali ambiti di interesse della collezione Palli. Aperta da VIVA (1988) di Giuseppe Chiari, presentava diciotto opere del musicista e artista fiorentino, affiancate ai lavori di altri protagonisti della neoavanguardia musicale come John Cage (Los Angeles, 1912-1992), Arrigo Lora Totino (Torino, 1928-2016), Daniele Lombardi (Firenze, 1946-2018) e Sylvano Bussotti (Firenze, 1931-Corsico, 2021). Sorprendeva poi, in apertura, un nucleo sceltissimo di opere del primo Novecento, intese come anticipazioni delle ricerche verbovisive del dopoguerra, con fogli di Fortunato Depero (Fondo, 1892 - Rovereto, 1960) e Raoul Hausmann (Vienna, 1886 - Limoges, 1971).
Ampio spazio era dedicato al Nouveau Réalisme, con opere, tra gli altri, di Jacques Villeglé (Quimper, 1926 - Parigi, 2022), Raymond Hains (Saint-Brieuc, 1926 - Parigi, 2005), Arman (Nizza, 1928 - New York, 2005), Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006), César (Marsiglia, 1921 - Parigi, 1998), Jean Tinguely (Friburgo, 1925 - Berna, 1991) e Daniel Spoerri (Galati, 1930 - Vienna, 2024).
Un nucleo importante era dedicato all'arte italiana nel passaggio tra anni Cinquanta e Settanta, con opere, tra gli altri, di Roberto Crippa (Monza, 1921 - Bresso, 1972), Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924 - Roma, 2023), Gianni Emilio Simonetti (Roma, 1940), Franco Vaccari (Modena, 1936-2025), Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981).
La sezione più consistente della mostra era dedicata a Fluxus, di cui erano presentati documenti, materiali, libri e opere di tutti i principali esponenti italiani e internazionali, tra cui le grandi installazioni Senza titolo (1969) di Nam June Paik (Seul, 1932 - Miami, 2006), Leonardo Project (1999) di Allan Kaprow (Atlantic City, 1927 - Encinitas, 2006) e Senza titolo (1990) di Yoko Ono (Tokyo, 1933). Nel complesso, la sola sezione dedicata a Fluxus avrebbe potuto costituire una mostra indipendente, capace di offrire una panoramica esaustiva del movimento.
Particolarmente significativo era il nucleo di ben undici opere di Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 - Firenze, 1976), inserito all'interno della sezione dedicata alle ricerche verbovisive toscane, rappresentate da numerosi lavori di, tra gli altri, Lamberto Pignotti (Firenze, 1926), Lucia Marcucci (Firenze, 1933), Stelio Maria Martini (Ancona, 1934 - Caivano, 2016), Eugenio Miccini (Firenze, 1925-2007) e Luciano Ori (Firenze, 1928-2007). La sezione era particolarmente significativa perché documentava, a Prato, uno dei momenti determinanti per le ricerche artistiche del dopoguerra in Toscana. In continuità con queste sperimentazioni, erano presentati anche lavori di alcuni protagonisti della neoavanguardia letteraria italiana, come Emilio Villa (Affori, 1914 - Rieti, 2003), Nanni Balestrini (Milano, 1935 - Roma, 2019), Adriano Spatola (Sappiane, 1941 - Sant'Ilario, 1988) e Sarenco (Vobarno, 1945 - Salò, 2017).
A rappresentare l'interesse di Palli per l'Azionismo viennese era esposto il grande dipinto 6/00 (2000) di Hermann Nitsch (Vienna, 1938 - Mistelbach, 2022), donato al Centro Pecci. Chiudeva la mostra, infine, un importante nucleo monografico di cinque dipinti di Umberto Buscioni (Pistoia, 1931-2019).
La mostra era accompagnata da un importante catalogo edito dal Centro Pecci, in cui erano pubblicati una conversazione col collezionista e quattro saggi ed erano riprodotte a colori le opere esposte. Inoltre, la prima sezione del catalogo era illustrata da numerosi ritratti degli artisti scattati dallo stesso Palli, appassionato fotografo amatoriale, e da Fabrizio Garghetti (Salsomaggiore, 1939).
Testo di: Giorgio Di Domenico














