Morto prematuramente a soli trentotto anni nel dicembre 1990, il pratese Enrico Coveri era stato tra i protagonisti della moda internazionale tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. A ridosso della sua scomparsa, la città natale, col sostegno determinante del Consorzio Industrie Tessili Pratrotrade, decise di dedicargli una grande esposizione-omaggio curata da Paolo Landi, la prima dedicata alla moda dal Centro Pecci.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Si trattava di una mostra dal forte impianto multimediale, con allestimento di Massimo Iosa Ghini, sonorizzazione d’ambiente di Alberto Piccinini e numerosi interventi video. In questo contesto si inseriva una selezione di bozzetti e di modelli disegnati da Coveri, allestiti su manichini, tra cui la collezione primavera-estate del 1985 ispirata all’opera di Keith Haring, anch’egli scomparso prematuramente nel 1990.
Vi erano poi numerose opere d’arte: su tutte, le quattro grandi tele serigrafate di Andy Warhol del 1983 col ritratto dello stilista, cui andava aggiunta la tela del 1987 col logo del brand. Sempre dedicate all’artista erano il legno di Ugo Nespolo I Surrender Dear (1988), Coveri Coveri (1988) di Pablo Echaurren, un Paesaggio urbano (1988) di Emilio Tadini su cui galleggiava la scritta “Coveri”, l’Enrico pitagorico (1988) di Luciano Bartolini, i Blue Jeans (1988) firmati di Enrico Recalcati, Coveri (1988) di Gianni Dova e Coveri Girl (1988) di Aldo Mondino. Queste opere erano parte del progetto Un dipinto per Enrico Coveri, ideato da Marta Marzotto per celebrare il decennale del marchio. Il progetto aveva coinvolto quarantacinque artisti soprattutto italiani cui era stato chiesto di realizzare un dipinto ispirato alla maison, poi entrato nella collezione personale dello stilista. Come ricordava Marzotto in catalogo, «Maestri come Warhol, Angeli, Cremonini, Haring, Nespolo, Deodato, Gilardi, Mariani, Mondino, Spadari e tutti gli altri hanno fatto si che l’Avventura, l’Entusiasmo, l’Allegria, l’Amore e l’Intelligenza di Enrico rimangano per sempre».
Erano inoltre presentati in mostra alcuni importanti ritratti fotografici dello stilista, tra cui quello firmato da Richard Avedon nel 1983. In linea con il carattere di “omaggio”, oltre a vari scritti dello stesso Coveri, il catalogo raccoglieva numerosi contributi che ne ricordavano la vicenda artistica e umana, oltre a saggi critici di Gillo Dorfles e Anna Piaggi. Come scriveva Barzel in catalogo, «Il Museo, come la città di Prato, è orgoglioso di vedere – non soltanto di ricordare – l’arte di Enrico Coveri». Non mancava, inoltre, un ricordo di un Capodanno nella casa fiorentina di Coveri su Lungarno Guicciardini firmato nel 1986 da Pier Vittorio Tondelli, altro protagonista della scena culturale fiorentina degli anni Ottanta scomparso prematuramente nel dicembre 1991, pochi mesi dopo la chiusura della mostra.
Tra le dichiarazioni dello stilista raccolte nel volume, le più interessanti erano le due relative al suo rapporto con l’arte contemporanea. La prima era stata rilasciata a «Flash Art» nel 1987: «Preferisco strumentalizzarla, l’arte, piuttosto che esserne soggiogato. Mi piace che gli artisti siano miei amici, per poter parlare con loro. Preferisco l’arte contemporanea perché non mi intimidisce come l’arte antica, mi sembra di poterla capire meglio anche senza fare la fatica di studiarla. L'arte di oggi la sento vicina, è qualcosa che mi riguarda». L’altra, invece, era apparsa su «L’Unità» l’anno successivo: «L’arte mi interessa parecchio, mi piace. Sono un collezionista istintuale [...] Sulla possibilità di collaborazione tra artisti e stilisti, non so fino a che punto personalità così forti come quelle di un artista e di uno stilista possano amalgamarsi in un lavoro comune. Uno stilista può ispirarsi ai quadri di un artista, mentre un artista, se vive intensamente la sua epoca, non potrà prescindere dai cambiamenti della società determinati anche dalla moda».
Testo di: Giorgio Di Domenico
