Lorenza Longhi (1991, Lecco; vive e lavora a Zurigo) indaga il ruolo degli oggetti ordinari e dei linguaggi della comunicazione nella costruzione del desiderio nella società contemporanea occidentale. L’artista osserva il quotidiano – beni di consumo, arredi di design, tessuti utilizzati dalla moda – e smaschera le strategie con cui gli oggetti vengono mostrati e consumati.
La sua pratica ricorre al fai-da-te e a tecniche imperfette e disfunzionali: la serigrafia è realizzata senza matrice, direttamente sulla superficie di stampa con stencil e frammenti di recupero; elementi di design (come i modulari della USM Haller o le camelie tipiche degli abiti di Chanel) vengono replicati con materiali di fortuna come cartone e scampoli di tessuti. Longhi dà nuova vita ai materiali, li riutilizza. L’errore, l’incidente e la variazione imprevista sono aspetti del suo linguaggio, là dove il fallimento diventa una presa di distanza dalla retorica dell'efficienza.
L’ornamento eccessivo, il trash e il kitsch sono utilizzati come strumenti critici. All’opera non è tanto una critica al capitalismo o alla seduzione del lusso, quanto invece la consapevolezza delle forme del desiderio che spesso ci incantano. Longhi gioca con il glam, l’ostentazione, i codici del gusto per rallentare e rendere ambiguo il nostro desiderio e, al contempo, aprire uno spazio di consapevolezza.
Villa Delizia è la prima mostra personale di Longhi in un’istituzione pubblica italiana. Presentata nell’ala Nio, Villa Delizia trasforma lo spazio operando su alcuni elementi architettonici: le finestre circolari sul soffitto e gli apparati museali di allestimento. L’artista realizza, per l’occasione, dieci ampie tele utilizzando tessuti, naturali e sintetici, in sinergia con le manifatture locali.
Questa mostra è parte di Passaggi: di mano in mano, il programma culturale 2026 del Centro Pecci. Scopri il programma ↗
