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Inaugurazione: Eugenio Miccini. Anche il silenzio è parola

  • Eugenio Miccini. Anche il silenzio è parola
    Eugenio Miccini. Anche il silenzio è parola

    In occasione del centenario della nascita di Eugenio Miccini, Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati ospita una mostra promossa dalla Regione Toscana e curata da Stefano Pezzato, responsabile collezioni e archivi del Centro Pecci di Prato, con opere provenienti dalla collezione di Carlo Palli. Un omaggio pubblico a uno dei fondatori della Poesia Visiva e protagonista delle neoavanguardie italiane.

    Inaugurazione: 2 febbraio 2026, h 15:30

    Il centenario di Eugenio Miccini (Firenze, 1925–2007), scrittore, teorico e tra i fondatori della Poesia Visiva, diventa occasione per una mostra che ne ripercorre la ricerca d’avanguardia a partire dal 1963, anno di fondazione del movimento.

    Promossa dalla Regione Toscana e allestita presso Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati in piazza Duomo a Firenze, la mostra è curata da Stefano Pezzato, responsabile collezioni e archivi del Centro Pecci di Prato, e presenta una selezione di opere provenienti dalla collezione del collezionista pratese Carlo Palli, la cui sollecitazione ha reso possibile questa celebrazione pubblica.

    Il titolo riprende una celebre affermazione di Miccini: «anche il silenzio è parola». Un principio che attraversa tutta la sua pratica artistica, fondata sull’idea che l’opera continui a esistere come cultura e memoria, anche quando sottratta alla visibilità immediata.

    In un mondo saturo di parole e immagini, che producono «un assordante rumore al livello più basso del pragmatismo», Miccini interviene con collage, definizioni, rebus, diagrammi, assemblaggi fotografici e oggettuali, ex libris e pubblicazioni indipendenti, con l’intento dichiarato di superare la separazione tra linguaggio quotidiano e pratica estetica. Consapevole di lavorare alla produzione di un’“anti-merce”, l’artista mira a scuotere e stimolare il pubblico, offrendo strumenti di rilettura critica della “società dello spettacolo”, dove tutto appare codificato e normalizzato.

    Attraverso le opere esposte emerge con chiarezza il carattere interdisciplinare della sua ricerca, sviluppata all’interno del Gruppo 70 insieme a Lamberto Pignotti, e in dialogo con figure centrali della neoavanguardia italiana come Ketty La Rocca, Emilio Isgrò e Achille Bonito Oliva. Una pratica che intreccia parola, immagine, suono e segno in un esercizio espressivo insieme liberatorio, critico e creativo.

    La mostra restituisce così la complessità di una figura centrale del secondo Novecento italiano, la cui opera è oggi presente in importanti collezioni pubbliche e musei internazionali, dalla Biennale di Venezia allo Stedelijk Museum di Amsterdam.