Bahram, un regista sulla quarantina che realizza film d'impegno, si vede ancora una volta proibire dalle autorità la proiezione del suo ultimo film. Cerca allora di trovare una soluzione muovendosi su una moto rosa insieme alla sua giovane produttrice dai capelli colorati. Trovare un luogo in cui poter proiettare la sua opera non sarà facile. Tutti temono il controllo delle autorità e vogliono evitare i guai.
"Nel panorama del cinema iraniano, Divine Comedy è un’opera meno allegorica del cinema di Kiarostami, meno frontale di Panahi, ma più esplicitamente urbana, contemporanea, immersa nel presente. È un film che parla di cinema, ma soprattutto parla di chi resta, di chi non emigra, di chi continua a fare i conti con un sistema che vuole sfinirlo. Alla fine, quella Vespa rosa non porta Bahram da nessuna parte. O forse sì: lo porta esattamente dove deve stare, dentro un film che esiste nonostante tutto. Divine Comedy è una commedia sulla resistenza quotidiana, sull’umorismo come strategia di sopravvivenza, sul cinema come atto di fede laica. E proprio per questo, oggi, fare questo film è uno dei gesti politici più forti che il cinema stesso possa permettersi.". (Benedetta Bragadini)
