Il 1° aprile 2026 ricorre il centenario della nascita di Fabio Mauri (Roma, 1926–2009), tra le figure più incisive dell’arte italiana del secondo Novecento.
Artista, scrittore, drammaturgo e autore di opere che hanno attraversato installazione, performance, teatro e immagine in movimento
Mauri ha sviluppato una ricerca radicale sul rapporto tra ideologia, storia e rappresentazione, anticipando molte delle questioni che ancora attraversano il presente.
Nato a Roma il 1° aprile 1926, Fabio Mauri muove i primi passi nel mondo dell’arte all’inizio degli anni Cinquanta. Nel 1957 realizza il suo primo Schermo, opera germinale da cui prende avvio una riflessione destinata a segnare tutta la sua ricerca successiva: l’intuizione della centralità che lo schermo avrebbe assunto nella società contemporanea, come dispositivo visivo e politico insieme.
Nel 1964 mette in scena L’Isola, prima commedia di teatro Pop concepita come un collage di letteratura, teatro e fumetti. Nel 1971 esordisce nell’ambito della performance con Che cosa è il fascismo, seguita dall’installazione con performance Ebrea, lavori in cui indaga gli orrori prodotti dall’ideologia nazi-fascista e il loro peso nella cultura europea del Novecento.
Gli anni Settanta vedono la nascita di alcune delle sue opere più significative. Dal 1975, dopo la storica performance Intellettuale, in cui Mauri proietta Il Vangelo secondo Matteo sul petto di Pier Paolo Pasolini, l’artista realizza una serie di installazioni con proiezioni cinematografiche su corpi e oggetti. In questa visione, tutto il mondo può farsi schermo: il raggio di luce, trasmettendo forme di pensiero su superfici non neutre, investe l’oggetto di nuovi significati.
Gli anni Ottanta coincidono con l’inizio della sua lunga docenza presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila, dove al corso di Estetica della sperimentazione affianca un intenso lavoro laboratoriale. In questo contesto nascono, insieme ai suoi studenti, performance come Gran Serata Futurista 1909–1930(1980) e Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo(1989).
Nel 1993 Mauri realizza Il Muro Occidentale o del Pianto, opera monumentale composta da borse e vecchie valigie, emblema della divisione del mondo, dell’esilio e della fuga forzata di vite “costrette a espatriare, a trovare o portare con sé identità incenerite o divelte”. Nel 2000 fonda lo Studio Fabio Mauri – Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo, finalizzato alla produzione e alla conservazione delle opere e dell’archivio dell’artista. Mauri continua a lavorare fino agli ultimi giorni della sua vita, spegnendosi il 19 maggio 2009.
In occasione di questo anniversario, il Centro Pecci ricorda Fabio Mauri anche attraverso una delle opere presenti nella propria collezione e attualmente esposta nel percorso permanente: Luna (1968), installazione praticabile realizzata con fogli e perlinato di polistirolo
Presentata nel 1968 alla galleria La Tartaruga di Roma, Luna precede di un anno l’allunaggio dell’Apollo 11 del 20 luglio 1969, evento seguito in mondovisione e destinato a segnare simbolicamente la fine della corsa allo spazio nel contesto della Guerra fredda. Con questa installazione ambientale, Mauri invita il pubblico a sperimentare fisicamente le sensazioni del suolo lunare e del vuoto, traducendo in forma percorribile una dimensione insieme immaginaria, mediatica e storica.
Luna entra a far parte delle collezioni del Centro Pecci nel 2008, in occasione della rassegna celebrativa “1988: Vent’anni prima, vent’anni dopo”, come dono dell’artista e dei suoi eredi.
A cento anni dalla nascita, il lavoro di Fabio Mauri continua a interrogarci con straordinaria lucidità: sulle immagini, sul potere, sulla memoria e sulle forme con cui la storia si inscrive nei corpi, negli oggetti e nello spazio.
