OK, ho capito
#guerra

Eyal Weizman

Cosa ci dicono le rovine di Gaza? Architettura e conflitto

TALK / CAMBIAMENTI



4 maggio 2015 h 18:00

In dialogo con Włodek Goldkorn

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informazioni

Cosa significa architettura dell’occupazione civile? Cosa s’intende per architettura forense? Quali sono i rischi di trasformare un campo profughi, per natura insediamento temporaneo, in una città permanente? Quali i mezzi per decolonizzare un territorio e quali gli effetti? Quanto la gestione di uno spazio può diventare strumento di dominio e di controllo politico? E soprattutto cosa ci dicono le rovine della Striscia di Gaza? Riconosciuto come uno dei massimi e autorevoli analisti della relazione tra architettura e conflitto, l’architetto e teorico di origini israeliane Eyal Weizman cerca di far luce su questioni complesse e piuttosto controverse.

 

Eyal Weizman è architetto, professore di Spatial & Visual Cultures e direttore del Centre for Research Architecture al Goldsmiths College di Londra e Princeton Global Scholar. Nel 2011 ha istituito la Forensic Architecture, agenzia di ricerca che mette a disposizione testimonianze architettoniche in casi di crimini di guerra e in difesa dei diritti umani. Il suo lavoro sulle mappe della Cisgiordania e sull’architettura delle colonie è stato utilizzato davanti a tribunali internazionali. Ha insegnato architettura all'Academy of Fine Arts di Vienna, alle Städelschule di Francoforte, al Berlage Institute di Rotterdam ed è Professeur invité all'École des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dal 2007, insieme a Sandi Hilal e Alessandro Petti, è membro fondatore del collettivo Decolonizing Architecture Art Residency con sede a Beit Sahour/Palestina. Tra i suoi libri, pubblicati in italiano: Architettura dell'occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele (Bruno Mondadori, 2009), Il male minore (Nottetempo, 2009) e Il minore dei mali possibili (Nottetempo, 2013). Ha vinto il premio James Stirling Memorial Lecture Prize per gli anni 2006-2007 e, col suo collettivo DAAR, ha ricevuto il Prince Claus Prize for Architecture. Maggiori informazioni: www.forensic-architecture.org

 

Saggista e giornalista di origini polacche, Włodek Goldkorn è stato fino al 2013 responsabile cultura del settimanale “l’Espresso”, periodico per cui ha lavorato prima come corrispondente da New York. Ha pubblicato saggi e libri sull’Europa Centrale, sulla questione ebraica e su Israele. Negli anni ’80 ha fondato e diretto i periodici sull’Europa Centrale e dell’Est “L’ottavo giorno” e “L’Europa ritrovata”. È co-autore con Assuntino Rudi del libro Il Guardiano. Marek Edelman racconta (Ellerio Editore, 1998) e con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini del volume Civiltà dell’Europa Orientale e del Mediterraneo (Longo Angelo, 2001). Nel 2006 ha pubblicato La scelta di Abramo. Identità ebraiche e postmodernità (Bollati Boringhieri). 

 

L’evento ha il patrocinio ed è accreditato dall’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori della Provincia di Prato.


Cambiamenti

Le grandi svolte che il mondo sta attraversando, sia sul versante sociale che su quello politico, economico e tecnologico, nella considerazione dell’arte come mezzo per comprendere – ed eventualmente cambiare – il mondo. Una serie di incontri con alcune personalità internazionali particolarmente attente ai problemi della contemporaneità, per suggerire una mappa di riferimenti sui cambiamenti globali.









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27 ottobre 2015 h 18:00
Dove
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

Viale della Repubblica, 277, Prato


Ingresso
libero

 

Contatti
T. +39 0574 5317
info@centropecci.it



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