cartella stampa online
su www.rosifontana.it
Roma, 29 gennaio
2008: Si inaugura sabato 2 febbraio alle ore 18,00, presso
il Centro per l'Arte contemporanea Luigi Pecci, la grande retrospettiva
Dichiaro di essere Emilio Isgrò a cura di Marco Bazzini
e Achille Bonito Oliva. La mostra, allestita nelle sale espositive
del Centro Pecci, ripercorre le tappe fondamentali dell'attività
di Emilio Isgrò, artista, poeta e scrittore.
Realizzata per l'occasione, Dichiaro di essere Emilio Isgrò,
oltre ad essere l'opera che dà il titolo alla retrospettiva,
è il grande lavoro (400x300 cm) che apre la mostra. La rassegna,
concepita insieme allo stesso Emilio Isgrò, protagonista della
scena artistica nazionale e internazionale del nostro tempo,
è un percorso che tocca i diversi capitoli di una vivace attività
creativa affermatasi sin dai primi anni '60.
Il duello tra Emilio Isgrò e la parola va avanti da quasi mezzo
secolo. Erano i primi anni '60 quando l'autore iniziava a realizzare
le cancellature, opere eseguite intervenendo sui testi coprendone
manualmente alcune parti. Le parole sono cancellate con un segno
denso e delle pagine restano leggibili soltanto piccoli frammenti
di frasi. Della cancellatura Isgrò dice: "Alle origini, probabilmente,
essa non fu che un gesto: uno dei tanti gesti che gli artisti
compivano un tempo per segnare di sé il percorso della vita
e del mondo". E continua: "Essa mi si è di fatto trasformata
tra le mani anno per anno, minuto per minuto, piegandosi meglio
di quanto volessi o sperassi al mio desiderio d'artista".
La cancellatura, scrive Marco Bazzini, è "un segno proibitivamente
popolare e pittoricamente inibitorio, anche se nel tempo Isgrò
arriva a risultati pittorici senza cedere alla pittura".
Il cancellare è un gesto paradossale di distruzione e ricostruzione.
Le parole non oltraggiate dalla cancellatura danno linfa a un
nuovo messaggio portatore di significati essenziali: l'inutile
è spazzato via. La cancellatura diviene la lingua inconfondibile
di una ricerca artistica che, pur anticipando il concettuale,
con il passare del tempo tende sempre più ad affermare una propria
autonomia: ogni volta che l'artista si cimenterà con la pratica
della cancellatura giungerà a risultati di diverso valore.
La linearità della pagina insieme all'orizzontalità della scrittura
tipografica, considerate da Isgrò carenti nel manifestare l'essenza
della realtà, lo portano ad affermare la necessità di dare valore
espressivo allo spazio e al tempo che, come dice Achille Bonito
Oliva, "non vivono separati tra loro nemmeno nella coscienza
magmatica dell'artista ma in un intreccio che l'opera deve restituire".
Insieme al concetto di cancellatura, centrale e costante nei
lavori di Isgrò, è originaria la continua coesistenza tra le
parole e le immagini. Le scritte dialogano con le immagini fotografiche,
espedienti che diventano perni imprescindibili per comprendere
l'opera. Elemento linguistico e percezione visiva interagiscono
suggerendo una più profonda lettura dell'opera che va al di
là del semplice impatto estetico: lo spettatore è indotto a
una riflessione ideologica e interpretativa del soggetto. Con
la poesia visiva il corpo dell'arte sale sul palcoscenico della
pagina, luogo della rappresentazione poetica, in cui agiscono
dimensione spaziale e temporale: ecco così l'artista, nel 1971,
addentrarsi con Dichiaro di non essere Emilio Isgrò nel
campo di competenza dell'immagine figurativa, sfiorando contemporaneamente
pittura, scultura, performance, architettura, scenografia e
teatro.
Nella retrospettiva allestita presso il Centro Pecci i capitoli
e le tematiche affrontate dall'artista ben si evincono nelle
opere e installazioni storiche e di elevato valore quali, per
gli anni '60: i Titoli di giornale; Volkswagen;
Cancellatura (Ideologia della sopravvivenza); Poesia Jacqueline;
Attila; Paolo e Francesca; Anabasi; L'attacco isterico (Freud);
Il Cristo cancellatore (installazione di 38 libri);
Trittico del Vecchio Continente. Per gli anni
'70: Enciclopedia Treccani; L'avventurosa vita di Emilio
Isgrò nelle testimonianze di uomini di stato, artisti, scrittori,
parlamentari, attori, parenti, familiari, amici, anonimi cittadini
(installazione per 60 elementi); Semibreve da Haydn; La
Q di Hegel; Allende ( e altri telex cancellati);
Trittico della Rivoluzione; Particolare da Montale: Il presidente
Mao dorme; Mao Fuma, Henricus Kissinger, ex; Bagnasco; Particolare
da Andreotti; Chopin (installazione-partitura per 15
pianoforti).
Per gli anni '80: Biografia di uno scarafaggio; Cancellatura
candida; L'Ora italiana (installazione per 20 elementi);
La Ciaccona; Johanna Juditha; Hans Bach; Fredda e senza
schiuma. Per gli anni '90 e opere recenti: Dittico
Antonello Dio; Il Dio di Mozart; Nero Caravaggio; Competition
is competition; Fosforo Phosphorus; Weltanschauung e Mantra
siciliano per madonne toscane, installazione realizzata
per l'occasione.
In occasione della mostra sarà editato un catalogo con testi
critici di Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Andrea Cortellessa,
Alberto Fiz ad accompagnare un'antologia di scritti dell'artista
e un'antologia della critica.
Emilio Isgrò è nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia
di Messina nel 1937. Dopo l'esordio letterario con la raccolta
di versi Fiere del Sud (Schwarz 1956), si trasferisce
a Milano dove attualmente vive e lavora. Si dedica alla Poesia
visiva, nel doppio ruolo di teorizzatore e artista. Nel
1964 inizia la produzione delle Cancellature, esposte
in gallerie e musei italiani e stranieri. Nel 1966 si tiene
a Padova la sua prima personale presso la Galleria 1 + 1 di
Padova. Nei due anni successivi espone alla Galleria Apollinaire
di Milano; espone poi presso la Galleria Schwarz nel 1971, a
La Bertesca di Genova nel 1973 e nel 1974 presso lo Studio G7
di Bologna, da Lia Rumma a Napoli e alla Galleria Blu di Milano.
Nel 1977 vince il primo premio alla Biennale di San Paolo. Nel
1985 realizza a Milano l'installazione multimediale La veglia
di Bach, commissionatagli dal Teatro alla Scala per l'Anno
Europeo della Musica, mentre nel 1998 il Seme d'arancia viene
installato a Barcellona di Sicilia. Negli anni 1972, 1978, 1986,
1993 viene invitato alla Biennale di Venezia. Dona alla Galleria
Nazionale d'Arte Moderna di Roma la grande scultura Le Tavole
della Legge ovvero La Bibbia di vetro, che resterà
esposta al pubblico nella collezione permanente della Galleria.
Di rilievo è anche la sua attività di scrittore e uomo di teatro,
consolidatasi con L'Orestea di Gibellina (1983/84/85)
e con alcuni romanzi e libri di poesia, tra cui L'avventurosa
vita di Emilio Isgrò (Il Formichiere, 1975), Marta de
Rogatiis Johnson (Feltrinelli, 1977), Polifemo (Mondadori,
1989), L'asta delle ceneri (Camunia, 1994), Oratorio
dei ladri (Mondadori, 1996) e, infine, Brindisi all'amico
infame (Aragno, 2003), finalista al premio Viareggio e vincitore
del premio San Pellegrino.
In occasione della mostra sarà editato un catalogo con testi
critici di Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Andrea Cortelessa,
Alberto Fiz ad accompagnare un'antologia di scritti dell'artista
e un'antologia della critica.
Orario: tutti i giorni 10 - 19. Chiuso martedì e 1 Maggio
Ingresso: intero 5 € ridotto 4 €
Enti Promotori: Regione Toscana, Comune di Prato, Fondazione
Monte dei Paschi di Siena, ASM Ambiente Servizi Mobilità, Gruppo
Consiag
Sponsor tecnico: AXA ART - Milano
Informazioni: tel. +39 0574 5317