Anastasia Khoroshilova chiamata in Olanda a
far parte del progetto internazionale di fotografia “Changing
Faces”. Un prestigioso riconoscimento per la fotografa
a cui il Centro Luigi Pecci ha dedicato una personale.
“Changing Faces” è un progetto
nell’ambito del programma europeo “Cultura 2000”
coordinato dal network di ricerca internazionale di fotografia
IPRN (International Photography Research Network), una rete
che promuove la realizzazione di progetti di fotografia attraverso
periodi di residenza di fotografi in paesi ospiti.
Avviato nel 2004, ogni anno attraverso “Changing Faces”
vengono commissionati ad artisti provenienti da diversi paesi
nuovi progetti fotografici sul tema centrale del lavoro e i
suoi sviluppi nella società e nell’economia contemporanea.
Quest’anno una delle ricerche è stata assegnata
ad Anastasia Khoroshilova che sarà ospitata da Paradox
e Università di Leiden. La fotografa russa ha accettato
questo incarico e sarà ospite in Olanda per indagare
attraverso l’obiettivo il lavoro artigianale e l’impatto
del declino economico con particolare riferimento al settore
dell’ingegneria navale in Olanda.
Si tratta di un prestigioso riconoscimento che conferma il valore
che sta assumendo sulla scena internazionale della fotografia
l’opera dell’artista russa i cui ritratti sono attualmente
in mostra (fino al 18 maggio), nella prima personale in Italia,
al Centro Luigi Pecci di Prato.
Curata da Stefano Pezzato e realizzata in collaborazione con
il Museo Kunsthalle di Lingen, la mostra Islanders 2003 –
2006 ripercorre attraverso 27 opere appartenenti a diverse serie:
Islanders (2003 e 2005), 9,5% Plus (2005) e l’ultima,
inedita,Toys (2006) il percorso artistico della fotografa russa,
dal 2003 ad oggi. Un progetto speciale, questo, realizzato con
il supporto della Galleria Hilger di Vienna. Anastasia Khoroshilova,
nata a Mosca nel 1978, inizia adolescente a dedicarsi alla fotografia
e si trasferisce in Germania, paese da cui ‘osserva’
– distaccata dal contesto politico e ideologico del suo
paese - la nuova realtà russa dei primi anni 2000.
I giovani russi ritratti dalla fotografa all’interno del
loro ambiente (stanze corridoi, palestre) o su sfondi neutri
(interni anonimi, giardini), sono trasportati automaticamente
ad un livello generale di astrazione che è proprio della
fotografia. Nella relazione privata con il soggetto fotografato
Khoroshilova registra chi le sta davanti senza esprimere alcun
giudizio né cedere a lirismi o sentimentalismi. Semmai
nei suoi scatti tende a svelare il paradosso secondo cui la
persona ritratta coincide con la “funzione” o con
il luogo in cui si trova, ma dietro alla quale si cela un’umanità
con affetti, bisogni, desideri, paure, sofferenze, speranze.
Di tutto questo non c’è evidenza nella fotografia,
ma solo un’evocazione latente.